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TUNISIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

CARTINE UTILI                      

CARTA 1      CARTA 2     CARTA 3  

     GENERALE                     


Tunisia - estate 2001

A marzo io e la mia dolce metà Roberta (che non si stanca mai di far chilometri su chilometri) decidiamo che è giunta l’ora di mettere piede in Africa.

La scelta ricade sulla Tunisia che è il paese del Nord Africa che più si addice ad un turismo "fai da te", il modo di viaggiare più consono per i mototuristi. La storia del paese di Annibale è sicuramente fra le più affascinanti ed intense dell’intero mondo islamico africano (la Medina di Tunisi è stata fondata nel VII secolo d.C), nonostante l’estensione del territorio sia quantomeno modesta (kmq 164.000, ossia poco più di metà dell’Italia). A proposito di Africa: lo sapete a cosa deve il suo nome il continente nero? Deriva dalla tribù degli Afri, genti berbere stanziate nell’attuale Nord-Ovest tunisino, con cui i Romani strinsero patti per consolidare la propria posizione sul territorio.

Prendere contatto col continente più affascinante del pianeta è assai facile se si comincia appunto dalla Tunisia, che si presenta come un paese aperto e di gran lunga più moderno rispetto agli altri stati del Nord Africa (vedi Algeria o Libia), grazie anche ad una grande stabilità politica che ha visto negli ultimi cinquant’anni avvicendarsi al potere solo due presidenti.

Raggiungere la Tunisia è facile e le compagnie di navigazione che effettuano servizio con l’Italia sono in numero sufficiente. Noi abbiamo scelto le Linee Lauro, che collegano Tunisi con La Spezia, Napoli e Trapani: la nave che fa servizio è sempre la stessa, ma se si sceglie di prendere la cabina è un viaggio assai confortevole nonostante il mezzo sia alquanto modesto. A bordo abbiamo incontrato una coppia di ragazzi di Torino, Marcello ed Elena, che con la loro inseparabile Dominator e la loro simpatia ci hanno accompagnato piacevolmente per tutta la vacanza.

Gli itinerari possibili sono molteplici: la nostra scelta è ricaduta su un giro che evitasse le zone più "Club Med" turistiche, affrontando un percorso che da Tunisi si dirige in senso antiorario.

Per il pernottamento ci si può tranquillamente affidare, seguendo ad occhi chiusi i consigli della guida Lonley Planet, ad alberghi di fascia media, puliti ed accoglienti a prezzi decisamente abbordabili.

La prima tappa dopo la visita di Tunisi, città affascinante e piena di sorprese, ci ha portati a Tabarka, zona di turismo locale sulla costa nord-ovest al confine con l’Algeria, caratterizzata da belle località di mare (Cap Serrat e Cap Negro) e da regioni verdi ed inaspettatamente rigogliose.

Dopo Tabarka (a dire il vero la base era ad Ain Draham, nell’interno) siamo scesi verso Le Kef, con la sua fortezza e l’Hammam Bourguiba, per poi puntare decisamente verso Sud, verso la mitica Tozeur, dopo un trasferimento caldo ed estenuante: infatti l’asfalto non è sempre il massimo, anche se presente su tutta la rete stradale, e la guida "distratta" e "sportiva" dei locali ci ha affaticato moltissimo aumentando la situazione di disagio dovuta alle temperature.

Il Sud tunisino regala sempre magiche visioni e sensazioni, per questo ci siamo fermati qualche giorno in più, per poter visitare, facendo alcuni trasferimenti, le oasi di montagna, Douz (la porta del deserto), Matmata e Chenini (con le loro architetture "inconsuete") e Tataouine (la zona degli ksour). Non siamo però riusciti a resistere all’istinto di buttarci nel deserto con la nostra due ruote, che di solito deve disimpegnarsi in mezzo ad un’orda di scooters e di scatole di ferro (le chiamano automobili): la meta stabilita Ksar Ghilane, una splendida oasi con un laghetto naturale alimentato da sorgenti d’acqua calda. Abituati a cercare la spiaggettina in Sardegna, arrivare a Ksar è stata un’esperienza tanto devastante per il fisico, quanto esaltante per lo spirito. E le moto? La nostra BMW se l’è cavata egregiamente, nonostante il peso e la tanta sabbia così come altrettanto bene si è disimpegnata la Dominator, che si è rivelata più adatta ad affrontare sterrati così sassosi, sabbiosi ed insidiosi. (i chilometri percorsi su pista sono stati circa 130). Incontrare dromedari liberi in mezzo al nulla, osservare l’orizzonte sterminato delle dune o ascoltare il silenzio che regna in questi spazi infiniti ci ha fatto comprendere perché tanta gente cerchi sempre queste emozioni.

Dopo la parentesi sahariana abbiamo fatto l’errore di dirigerci verso Djerba. Non fatelo! Se volete mare bello e niente mega alberghi fintissimi andate a Mahdia, dove la grande spiaggia di sabbia bianca non ha nulla da invidiare alla Sardegna.

In totale abbiamo percorso poco meno di 5.000 km (il ritorno lo abbiamo fatto su Napoli), di cui la maggior parte sulle statali tunisine, dove la reperibilità di carburante è elevata, soprattutto se si dispone di un’autonomia di circa 300 km. Per chi come noi andasse con la senza piombo non troverà difficoltà, a patto di riempire frequentemente il serbatoio, anche se metà pieno, perché la verde è presente soprattutto nei centri maggiori.

Nessun problema di delinquenza (da turisti si è più sicuri che in Italia), mentre la polizia vi chiederà solo notizie sulla vostra moto (ma quanto fa?) e non sui documenti in possesso.

Il caldo è secco e quindi sopportabilissimo, anche se si raggiungono punte di oltre 50° C nel Sud (e non solo).

Insomma, un viaggio che ci ha lasciato molto e che consigliamo spassionatamente.

Testo e foto : Max e Roberta

massimo.magnaghi@tiscalinet.it 

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