
INTRODUZIONE
Questo racconto, a differenza dei precedenti su Tunisia e Marocco, necessita di una breve introduzione al fine di poter valutare al meglio costi, distanze e tempi di trasferimento che questo viaggio ha implicato, consentendo a chi legge di poter pianificare con maggior accuratezza un eventuale tour analogo al nostro.
Le
valute utilizzate in questo viaggio sono
state principalmente 2: la lira turca e
la sterlina siriana.
Il
disorientamento maggiore lo genera la
lira turca: poiché 1 lira turca non
vale nulla, bisogna abituarsi a
ragionare in milioni di lire e,
soprattutto, bisogna capire quanto vale
un milione di lire turche… cosa che
sarà sempre diversa da viaggio a
viaggio perché, in Turchia, la
svalutazione è ancora abbastanza alta
(in un documentario recente si parlava
del 10 - 12 % annuo).
Nel
nostro caso, al cambio del porto di
Cesme, il cambio è stato 1 USD =
1.348.000 TL (Turkish Lira) che,
avendo usato dei dollari cambiati a 1
USD = 0,81 € si traduce in 1.000.000
TL = 0,60 € = 1164 Lire Italiane.
Per comodità, durante il viaggio,
abbiamo considerato 1.000.000 TL =
1.200 Lire Italiane.
Ovviamente
questo è il cambio usato da noi –temporalmente
riferito al 4 giugno 2005-; chi
intendesse intraprendere un viaggio in
Turchia in futuro dovrà effettuare
nuovamente il conteggio per vedere il
cambio del momento.
NOTA:
un suggerimento che ci è stato dato nel
corso del viaggio da persone del posto
è quello di cambiare gli euro perché
il cambio è più stabile e più
vantaggioso.
Nonostante
tutto, il discorso sulla valuta turca
non è finito: in Turchia coesistono due
valute, la LIRA TURCA (simbolo TL)
e la NUOVA LIRA TURCA (simbolo YTL).
Concettualmente non cambia nulla, si
ragiona sempre in milioni, solo che
sulle YTL sono stati tolti 6 zeri.
Quindi:
1.000.000
TL = 1 YTL
5.000.000
TL = 5 YTL
10.000.000
TL = 10 YTL
20.000.000
TL = 20 YTL
50.000.000
TL = 50 YTL
100.000.000
TL = 100 YTL
Bisogna
prestare un minimo di attenzione quando
si pagano i conti e si riceve il resto
durante i primi giorni di viaggio,
soprattutto con le monete che seguono lo
stesso principio.
Inoltre,
si tenga presente che spesso i tagli più
grossi vengono cambiati con fatica.
Solitamente non ci sono problemi dai
benzinai mentre, per negozi e alberghi
di categoria economica, tagli superiori
ai 20 YTL possono essere un problema.
Per
quanto riguarda la sterlina siriana le
cose sono più semplici. Il sistema
bancario è statalizzato e, quindi, il
cambio è fisso e uguale ovunque. Per
noi è stato di 1 USD = 53,8 S£.
Per semplicità di calcolo abbiamo
considerato, nel conteggio dei nostri
costi, un rapporto di 1 USD = 50 S£.
Conviene informarsi prima sul cambio in
corso perché a noi in frontiera è
capitato che l’impiegato applicasse un
tasso leggermente più favorevole per
l’ufficio cambi e solo grazie
all’aiuto di un altro impiegato siamo
riusciti ad ottenere il cambio corretto.
Nei posti dove vengono cambiate le
valute (es. a Damasco e Aleppo) vi
diranno che non applicano commissioni
ma, in realtà, le “recuperano”
imponendo un cambio di 1 USD = 52 S£.
La
grossa sorpresa di questo viaggio è
stato il costo della benzina in Turchia:
un litro di verde, durante la tratta di
andata, lo pagavamo 2,52 YTL = 2950
ITL = 1,523 € e, durante il
ritorno, 2,63 YTL = 3077 ITL = 1,589
€. La cosa importante che ci è
stata spiegata è che questo prezzo è
dovuto ai problemi di approvvigionamento
di petrolio e che, quindi, il prezzo
aumenta di settimana in settimana.
Il
diesel era sulle 2 YTL = 2340 ITL =
1,208 € al litro. Non ci sono mai
problemi nel reperire la “verde”: le
pompe di benzina presenti sul territorio
sono tutte modernissime.
In
Siria le cose sono molto diverse: la
benzina costa 24,35 S£ = 0,389 €
(755 ITL) al litro e il gasolio
circa la metà (ma bisogna pagare una
tassa sui veicoli diesel in frontiera su
cui non siamo informati).
In
Siria, ad Aleppo e in qualche altro
distributore, abbiamo trovato la
“verde”, in tutti gli altri posti
abbiamo trovato la Super che, però, era
uguale all’altra per colore e prezzo
e, quindi, non abbiamo mai avuto chiaro
cosa si metteva di preciso nel
serbatoio. La moto, in ogni caso, non ha
dato problemi anche se il numero di
ottani è probabilmente un poco più
basso di quello delle nostre benzine.
Strade
e circolazione
In
Turchia la circolazione è quasi
ordinata, ma alcune precauzioni, dettate
dalla condizione dell’asfalto, sono
necessarie:
q
L’asfalto
è SEMPRE con un coefficiente
d’attrito più basso del nostro e,
quindi, è SEMPRE scivoloso anche se è
asciutto. Quando è bagnato diventa come
ghiaccio.
q
Sul
bordo delle carreggiate, sugli accessi
alle aree di servizio e di sosta, sui
raccordi degli svincoli tra una strada
principale e un’altra strada è quasi
sempre presente uno strato di ghiaia a
volte anche spesso due o tre centimetri
q
Non
è infrequente trovare dei buchi
nell’asfalto
q
Quando
rifanno le strade, i Turchi sono
“originali”: se hanno una strada a 2
carreggiate con due corsie per ognuna,
loro rimuovono l’asfalto su ENTRAMBE
le carreggiate e poi, su una si marcia a
doppio senso e, sull’altra, si
eseguono i lavori. Non è raro farsi
8/10 km di sterrato con sassi, polvere,
TIR fumosi e automobilisti turchi
frettolosi che corrono non poco. In moto
non è il massimo (preparatevi a delle
belle impolverate!). In ogni caso i
lavori in corso sono sempre ben
segnalati.
q
Le
strade principali (ma non solo) sono
molto pattugliate e le pattuglie sono
dotate di telelaser. Noi siamo stati
fermati da un agente della stradale che
intendeva congratularsi per la moto e ci
ha ragguagliato sul fatto che velocità
tra gli 80 e i 100 km/h sono sicure
sulle strade principali (nel senso
letterale del termine relativo al tipo
di strada) e consentite dalla polizia.
q
Attenzione
sulle strade a tre corsie con quella di
mezzo per il sorpasso: anche se la
segnaletica dice che l’uso è per chi
viaggia nella vostra direzione, la
segnaletica dall’altra parte consente
il sorpasso. Quindi conviene sorpassare
solo quando la visibilità è buona
anche se la segnaletica sembra “dalla
vostra parte”.
Conclusioni:
q
Attenzione
a come si usano i freni, in particolare
quello anteriore
q
Un
buon trucco per vedere se c’è ghiaia
sulla carreggiata è guardare se il
mezzo che precede solleva
improvvisamente polvere. In quel caso è
bene rallentare SENZA usare i freni
q
Non
esagerare mai con la velocità e
attenzione ai sorpassi
In
Siria le cose cambiano:
q
L’asfalto
è ancora più scivoloso ma mai da
disperazione
q
All’ingresso
e all’uscita dei paesi e delle città
più piccole ci sono dossi artificiali
non contraddistinti da segnaletica
verticale e non colorati di giallo.
q
Le
regole stradali, in particolare nelle
città, sono state scritte per poter
essere conservate come ricordo in
qualche ministero, mentre la
segnaletica, spesso, ha scopo puramente
decorativo. Quasi nessuno usa
l’indicatore di direzione e la svolta
improvvisa tagliando la strada ad altri
non è rara, qualcuno (pochi per
fortuna) non rispetta il semaforo rosso,
tutti suonano il clacson (per salutare,
segnalare la propria presenza, incitare,
arrabbiarsi… per tutto); non esitate a
suonare, a rendervi “presenti”: è
di vitale importanza. In autostrada le
cose vanno un po’ meglio ma,
attenzione, in realtà parliamo di una
superstrada con incroci a raso e quindi:
o
È
attraversata da veicoli e persone a
piedi
o
Non
è difficile incontrare qualcuno che fa
dei tratti in contromano
o
I
taxi collettivi si fermano ovunque per
far salire e scendere persone
o
I
camion stracarichi a volte, a causa del
vento e dell’incuria, perdono il
carico… non state molto vicini a mezzi
troppo carichi
q
C’è
sempre vento, legate bene la borsa sul
serbatoio o i bagagli “esterni” al
veicolo
Conclusioni:
Circolare
in Siria richiede MOLTA attenzione,
bisogna dimenticarsi del freno anteriore
(o usarlo con ESTREMA delicatezza) pena
un bel bloccaggio della ruota, bisogna
usare molto il clacson e non eccedere
MAI con la velocità. Sulle statali
70/80 km/h e 110 km/h sull’autostrada
sono velocità sicure. Entrare o uscire
dalle grosse città di venerdì o la
mattina presto (prima delle 7,30) aiuta
a evitare il traffico intenso. In ogni
caso basta solo un po’ di prudenza.
Quanto
esposto sopra, farà capire meglio perché
alcune tappe hanno richiesto intere
giornate, anche se le distanze erano di
poche centinaia di chilometri e perché
durante il viaggio abbiamo scelto di
“tagliare” la Giordania: la scelta
era tra passare un mese in sella o poter
avere dei momenti da trascorrere con la
gente, assaporando l’atmosfera dei
diversi luoghi.
Detto
questo “partiamo” insieme per questa
esperienza che, per noi, è stata molto
intensa.
Sabato
04/06/2005 - MILANO – porto di ANCONA
(Km 433)
Quest’anno
la partenza è di tutto riposo: la nave
salperà alle 22,30 e a noi basterà
essere in porto per le 19,30. Alle 13,30
salutiamo la nostra casetta e montiamo
in sella.
Il
viaggio trascorre tranquillo e alle
17,45 siamo in porto: sempre meglio
essere un po’ in anticipo.
Lascio
Cristina con la moto e i bagagli e vado
a ritirare i biglietti al banco della
Marmara Lines. Dopo 10 minuti eccoci a
far controllare i passaporti e alle
18,30 siamo davanti alla nave.
Il
numero di macchine, camion, bus è
notevole ma confidiamo di imbarcarci
presto. Alle 19,30 l’ufficiale di
carico dà il via alle operazioni e i
motociclisti (noi, 4 tedeschi e un
austriaco) veniamo imbarcati… per
ultimi! Alle 22 siamo in cabina: per
fortuna che abbiamo dei viveri da
consumare alla spicciolata durante
l’attesa!
Durante
l’imbarco il personale ritira i
passaporti e i documenti del veicolo
dandoci la chiave della cabina. Tutti i
documenti con i fogli di registrazione
per la dogana saranno restituiti 2
giorni dopo dietro pagamento di una
tassa di registrazione di 2 €.
Domenica
05/06/2005 – NAVIGAZIONE
Fortunatamente
il mare è liscio come l’olio.
Ci
gustiamo una bella colazione turca
(olive, formaggio, pomodori, cetrioli,
uovo, pane, burro, marmellata, miele) e
trascorriamo la giornata leggendo,
dormendo e godendoci il panorama.
A
bordo non ci sono italiani, solo
tedeschi, turchi tedeschi e inglesi.
NOTA:
nel prezzo del biglietto del traghetto
è inclusa solo la colazione. Per gli
altri pasti ci sono un ristorante e un
self service. Non è raro che i
passeggeri rechino con sé le provviste
per i 2 giorni e 3 notti di navigazione.
Lunedì
06/06/2005 - NAVIGAZIONE
Giornata
analoga alla precedente con l’unica
variante della restituzione dei
passaporti e dei documenti della moto
corredati dei moduli precompilati
necessari alla dogana.
Martedì
07/06/2005 - CESME - KONYA (km 650 –
10 ore)
Attracchiamo
puntualissimi alle 7,30 e con un po’
di pazienza riusciamo a sbarcare.
Le
formalità doganali implicano:
q
Acquisto
di due visti (10 € l’uno) al
botteghino posto prima di quello dei
controlli dei passaporti
q
Timbratura
dei passaporti
q
Cambio
della valuta
q
Registrazione
della moto
La
trafila non è difficile, solo un po’
lunga perché la gente scesa dalla nave
è tanta e si è formata un po’ di
fila: è la prima occasione per entrare
in contatto con la mentalità turca. Un
signore turco che vive in Francia da 35
anni ci dà qualche dritta sulla valuta
e su qual’è la strada migliore per
raggiungere Konya (che corrisponde a
quella che desideriamo percorrere noi).
Alle
10 siamo finalmente fuori dal porto e
pronti ad imboccare l’autostrada per
Izmir, che si rivela essere un’ottima
arteria, praticamente deserta.
SUGGERIMENTO: arrivando vicino ad Izmir si
vedono i cartelli per Ankara, Istanbul,
Manisa. Se non volete finire in centro
ad Izmir (che è abbastanza caotica)
seguiteli. In questo modo si percorre la
“tangenziale” di Izmir e, seguendo
per Manisa, e Usak, ci si ritrova sulla
strada giusta per Konya.
Approfittiamo
dell’attraversamento di Izmir per fare
il pieno scoprendo che la benzina costa
più di 1,5 € al litro. Usciamo dalla
città e subito la strada si inerpica
molto velocemente sull’altopiano
anatolico. In pratica si viaggia in
pianura a quasi mille metri di quota,
circondati da colline e, in lontananza,
da montagne più alte.
La
strada è a doppia carreggiata e, con le
dovute attenzioni, i chilometri scorrono
veloci.
A
Sula ci fermiamo presso un benzinaio per
chiedere dove possiamo trovare un
supermercato – cosa non facile in
Turchia – e, con l’occasione,
abbiamo modo di iniziare a conoscere
l’ospitalità turca: subito ci vengono
offerti due bicchieri di bibite e,
nonostante nessuno parli né inglese né
francese, riusciamo a spiegare cosa
vogliamo e un poliziotto ci fa strada
con la sua auto di servizio fino al
supermercatino del paese.
Durante
tutto il viaggio, ad ogni sosta per far
benzina e riposare un po’, ci verranno
offerte sedie, bibite o tè
all’insegna della gentilezza e
dell’ospitalità. È una cosa
veramente piacevole che nel nostro Paese
– almeno nel Nord – è assolutamente
dimenticata.
Riprendiamo
il nostro viaggio attraverso
l’altopiano, ora coltivato con alberi
da frutto, ora con ampi prati, ora
punteggiato da villaggi o città più
grandi ognuna con la propria moschea e i
relativi minareti che qui hanno uno
stile che li fa somigliare a dei razzi
pronti al lancio!
Verso
le 19 arriviamo ai confini di Konya che
conta 1.000.000 di abitanti, è sede di
un’università ed è una delle città
più conservatrici della Turchia.
Dalla
periferia al centro città si contano 10
km. Fatte varie soste per chiedere
informazioni, arriviamo in Metvlana
Caddesi vicino al quale troviamo
l’Hotel Petek. L’alloggio è modesto
ma pulito e, dopo aver parcheggiato la
moto nel loro “garage”, riusciamo a
farci una doccia e a riassumere
l’aspetto di esseri umani.
Trascorriamo
la serata con i fratello del
proprietario dell’albergo che parla
bene inglese e ha un negozio di tappeti.
Da lui apprendiamo che Konya è famosa
per la produzione di zucchero, grano e
tappeti; questi ultimi vengono venduti
in tutta la Turchia ai venditori di
tappeti i quali li rivendono ai clienti
finali. In effetti abbiamo notato che
ovunque i prezzi dei tappeti sono più
alti che a Konya.
In
quest’occasione scopriamo anche il
perché del prezzo esorbitante dei
carburanti: problemi di
approvvigionamento di petrolio e
derivati; il prezzo aumenta di settimana
in settimana.
Dopo
un paio di tè (çay in turco) alla mela
e all’arancia, ci congediamo e
stramazziamo a letto.
Mercoledì
08/06/2005 - KONYA – GOREME (km 241)
La
giornata incomincia con i 5 muezzin di
Konya che alle 4,30 intonano la
preghiera del mattino, ognuno con la sua
“melodia” e ognuno con il suo tempo:
il risultato per i nostri timpani è
devastante!
Partiamo.
Subito dopo Aksaray sostiamo per
visitare un caravanserraglio del XIII
secolo (Agzikara Hani) dove anche Marco
Polo ha sostato. La struttura è una
delle meglio conservate di tutta la
Turchia. Il custode, che parla italiano
perché ha un fratello che vive a
Firenze, ci mostra tutti gli alloggi
spiegandocene la funzione.
A
Uçhisar vediamo i primi coni tufacei
tipici della Cappadocia: lo spettacolo,
notevole, permane e si amplifica
arrivando nella magica Goreme. Cristina
va alla ricerca di un alloggio
scegliendo il Blue Moon Hotel: è un
piccolo albergo che dà sulla piazza
centrale di Goreme. È pulitissimo e
appena ristrutturato e il gestore, un
simpatico ragazzo di 25 anni, parla bene
inglese. Inoltre il prezzo è
accettabile 40 YTL, colazione inclusa
(Per informazioni: www.bluemoonmotel.net
).
Dopo
la doccia e il bucato usciamo a fare una
passeggiata sulla strada che porta al
Museo all’aperto di Goreme godendo così
dell’incantevole vista dei coni di
tufo al tramonto.

Ceniamo
con un kebab a testa e ci ritiriamo
sulla terrazza dell’albergo per
goderci il panorama. A letto alle 22.
NOTA:
Goreme
non è il posto ideale per assaggiare le
specialità turche in quanto è
abbastanza turistica e, per lavorare, i
gestori di alberghi e ristoranti, devono
offrire molti piatti della cosiddetta
cucina internazionale.
NOTA:
il gestore del Blue Moon Hotel ci ha
spiegato che durante le notti di
plenilunio tutta la valle si tinge di
blu e che è possibile passeggiare tra
le conformazioni rocciose al chiaro di
luna. È un evento così spettacolare
che molti pianificano i loro viaggi in
modo da essere a Goreme nelle notti
opportune per fare questo tipo di
escursione. Noi, purtroppo, eravamo lì
in due notti di luna crescente e non
abbiamo potuto apprezzare questo
spettacolo.
Giovedì
09/06/2005 - GOREME - KAYMAKLI - AVANAS
- ZELVE – URGUP - GOREME (km 105)
Dopo
un’abbondante colazione turca
assaporata sulla terrazza dell’hotel
ci incamminiamo verso il Museo
all’aperto di Goreme (seguire le
indicazioni per “Goreme Open Air
Museum”) che è stato proclamato
patrimonio dell’umanità
dall’UNESCO.
NOTA:
dal centro di Goreme la distanza è di
circa 1,5 km. Vale la pena andarci a
piedi per evitare di pagare il
parcheggio e di lasciare il veicolo
“stritolato” tra i bus delle
comitive provenienti da Nevsehir.
Il
sito illustra la vita cenobitica (cioè
in comunità monastica) istituita da San
Basilio nei coni tufacei di Goreme che
costituiscono così un grosso complesso
monacale risalente al periodo compreso
tra il X e il XII secolo d.C. I monaci
avevano scavato chiese, cucine,
refettori, dormitori, depositi, tavoli
sedie…. tutto nel tufo. Alla morte i
corpi venivano tumulati direttamente nel
pavimento delle varie chiese o in
cappelle laterali.
La
Chiesa della Mela (Elmali Kilise) vanta
begli affreschi che, purtroppo, durante
il periodo iconoclastico furono
deturpati in quanto, in quel periodo,
era proibita la raffigurazione di
immagini sacre.
La
chiesa più straordinaria di tutto il
sito è la Chiesa Buia (Karanlik Kilise)
così detta perché ha un’unica
finestra nel nartece (parte della chiesa
collocata subito dopo l’entrata). Gli
affreschi ivi conservati e restaurati
sono meravigliosi e narrano con uno
schietto linguaggio bizantino la vita di
Cristo.
NOTA:
per accedere alla Chiesa Buia è
necessario pagare un biglietto a parte
rispetto al già salato biglietto di
ingresso al sito (12 YTL). Il biglietto
si acquista all’ingresso della chiesa.
Costa 5 YTL a persona, ma ne vale
veramente la pena.
Lasciato
il sito, recuperiamo la moto per
dirigerci alla città sotterranea di
Kaymakli. Questa città è scavata nella
roccia per 6 livelli di profondità, di
cui solo 4 accessibili. In essa c’è
tutto: cucine, dormitori, depositi,
torchi, laboratori, il cimitero, pozzi
di aerazione, il tutto collegato da
stretti cunicoli.
Queste
città venivano costruite per far fronte
alle invasioni delle popolazioni esterne
all’area.
NOTA:
se soffrite di claustrofobia, anche
leggera, NON ENTRATE ASSOLUTAMENTE in
queste città. Alla biglietteria nessuno
vi dirà nulla e nessun cartello vi
avvisa che il luogo non è adatto a
persone claustrofobiche. Gli unici a
dire qualcosa sono le guide che:
q
Costano
un occhio della testa (se non siete in
gruppo)
q
Quando
vi dicono qualcosa avete già pagato il
biglietto
Da
Kaymakli ci spostiamo ad Avanos, città
di vasai dove, più che i vasi,
apprezziamo una gustosa baklava (dolce di sfoglia,
noci, sciroppo) con il tè. Il posto
consigliato dove consumarlo è la
pasticceria Aytemur che è un
microscopico locale con 2 posti a sedere
e un simpatico proprietario che conosce
qualche parola di inglese.
Rifocillati
dal gustoso dolce ci dirigiamo verso la
strada che collega Zelve a Urgup. A metà
del tragitto ecco l’area dei camini
delle fate: è impossibile mancarla
perché è piena di bancarelle e bus
turistici. Lasciate il veicolo e
passeggiate tra queste curiose
formazioni: la sensazione di stare in un
ambiente fatato è forte! Proseguendo
lungo la strada si trova un’altra zona
di formazioni rocciose particolari:
fermatevi per fare due passi nel
“sito”, ne vale la pena!
|
|
Rientriamo
in hotel e dopo una bella doccia andiamo
a cenare con Kolbe in sandwich, zuppa di
lenticchie (molto piccante) e ciliegie.
Prima
di andare a dormire chiacchieriamo un
po’ con il gestore del nostro albergo,
opportunità utile per approfondire la
nostra conoscenza della Turchia sotto il
profilo socio-economico.
10/06/2005
– GOREME - ALEPPO (km 543 - 10 ore)
– Venerdì
Dopo
la solita supercolazione turca partiamo
alla volta della Siria.
NOTA:
sia in Turchia che in Siria, a
differenza della Tunisia, non è
possibile richiedere la colazione
all’orario desiderato (ad esempio le 5
del mattino) per poter partire presto e
quindi, se non si vuole rinunciare alla
colazione (sconsigliato), bisogna
partire un po’ più tardi (verso le
8).
Percorriamo
la statale che da Nevsehir porta a Nigde
tra prati coltivati, distese gialle di
senape, viola di fiori selvatici e
tulipani rosso bordeaux. Seguendo le
indicazioni per Adana si giunge a
Pozantr dove inizia l’autostrada che,
come al solito, è poco trafficata.
Sfortunatamente incappiamo in uno
scroscio di pioggia che ci obbliga a
coprirci.
NOTA:
l’asfalto
bagnato diventa come una viscida lastra
di ghiaccio e la polizia obbliga a
rallentare molto. Bisogna prestare molta
attenzione.
Dopo
pochi chilometri tutto si asciuga (noi
compresi) e possiamo proseguire fino a
Iskenderun dove si cominciano a vedere
le indicazioni per Aleppo (HALAB in
arabo).
Appena
superate le alture che separano la
Turchia dalla Siria veniamo travolti da
un forte vento laterale che ci costringe
a legare la borsa sul serbatoio con le
apposite cinghie e a viaggiare con la
moto inclinata di 30 gradi. Il vento,
per fortuna non sempre così forte, sarà
una costante fino al rientro in Turchia.
Entriamo
in Siria dalla Bab al Hawa dove la
trafila burocratica funziona come segue:
q
Consegna
del modulo della dogana turca relativo
al veicolo (quello rosso). Servono anche
il passaporto dell’intestatario del
veicolo e il libretto.
q
Si
procede di qualche decina di metri e si
passa alla timbratura dei passaporti per
l’uscita dalla Turchia
q
Si
va alla dogana dove registrano
l’uscita del veicolo
q
Si
procede fino all’ultimo controllo
generale dei documenti
Fatto
questo si percorre circa un chilometro
in terra di nessuno e si arriva al limes
siriano:
q
Si
lascia il veicolo davanti al palazzo
degli uffici
q
Si
individua lo sportello “Foreigner
arrivals” dove si compilano dei moduli
azzurri con i dati delle persone, del
passaporto e del veicolo (solo
l’intestatario deve compilare quella
parte). I moduli possono essere trovati
un po’ ovunque sui vari banconi, se
c’è fila potete iniziare a compilarli
durante l’attesa.
q
Si
consegnano moduli e passaporti
all’ufficiale che registra tutto in un
computer, mette qualche timbro e scrive
sul passaporto dell’intestatario del
veicolo il numero di targa.
q
Si
va allo sportello bancario dove potrete
cambiare dollari e/o euro. State attenti
che vi sia applicato il cambio ufficiale
(si veda l’introduzione per i
dettagli)
q
Cambiati
i soldi si procede a stipulare
l’assicurazione per il veicolo e a
fare il documento sostitutivo del carnet
de passage.
q
Messi
un po’ di altri timbri e pagata la
tassa di ingresso si porta il tutto in
dogana dove, a seguito di un esborso di
1000 S£ (circa 20 USD) vi verrà
rilasciato un documento che consente,
tra le altre cose, di evitare la
perquisizione dei bagagli.
NOTA:
quella sopra esposta è la procedura
ufficiale. Noi, in realtà, siamo stati
accompagnati attraverso questo percorso
a ostacoli da un simpatico impiegato
(che parlava inglese, francese e un
po’ di italiano) che ci ha alleggerito
molto la procedura. Alla fine gli
abbiamo scucito una mancetta e qualche
profumo mignon per la moglie. Durante
tutto questo iter ci è accaduto quanto
segue:
q
Pulizia
dei pavimenti: un militare con la canna
dell’acqua irrorava liberamente i
pavimenti…. con buona pace di prese e
cavi in tensione
q
Ora
di pranzo (le 15,30): semplicemente gli
impiegati agli sportelli si girano,
tirano fuori un fornello da campo e la
pentola con il cibo che, dopo essere
stato scaldato, viene consumato sul
posto
q
Siamo
stati invitati a pranzo dai militari ,
di stanza alla dogana, e ci è stata
offerta della frutta…
q
Abbiamo
visto un impiegato lavorare in pigiama:
lì c’è un complesso ospedaliero…
si vede che per passare il tempo di
degenza lavora.
Se
sarete cortesi e moderatamente
espansivi, l’iter sarà molto
divertente.
A
noi il tutto ha preso (lato turco più
lato siriano) un’ora e mezza. Bisogna
dire che non c’era veramente nessuno.
Immagino che in altri periodi
dell’anno le cose possano andare più
per le lunghe.
Superata
la dogana ci accorgiamo subito del
cambio di mentalità: spazzatura
ovunque, strade un po’ meno belle,
macchine e camion incredibilmente
vetusti ed inquinanti, case meno
ristrutturate che in Turchia.
Al
primo paesello scopriamo, con un bel
balzo, i dossi artificiali non segnalati
che, quasi sempre, ci sono
all’ingresso e all’uscita di
insediamenti abitativi. Dopo qualche
chilometro, ci inseriamo su una strada a
due carreggiate che ci conduce fino in
centro ad Aleppo.
Essendo
venerdì (l’equivalente della nostra
domenica) il traffico non è pesante –
anche se resta caotico – e riusciamo
ad arrivare in centro senza grosse
difficoltà.
Individuata
la torre dell’orologio (che è un
ottimo riferimento per la zona degli
alberghi economici) ci fermiamo per
consultare la cartina. Subito veniamo
avvicinati da un centinaio di passanti
che vogliono salutarci, sapere da dove
veniamo, dove desideriamo andare, vedere
la moto. Sembra di essere dei divi di
Hollywood!
Dal
gruppone riusciamo ad ottenere le
informazioni per arrivare allo Spring
Flower Hotel (il cui vero nome è HOSTEL
ZAHRET AL RABIH) che è nel quartiere
dei meccanici e dei gommisti,
vicinissimo al famoso Baron Hotel.
Gli
ospiti sono di svariate nazionalità e,
tra gli altri, conosciamo una coppia di
svizzeri (Eric e Christine) che sta
facendo il giro del mondo in bicicletta
(il loro sito è www.balladavelo.net).
Ci
ritiriamo in camera verso le 20 e
deliberiamo di “tagliare” la
Giordania dal nostro giro per evitare di
fare un viaggio durante il quale si sta
solo in sella senza fermarsi mai.
Sabato
11/06/2005 – ALEPPO
Lasciata
la moto davanti al negozio di un
gommisti, ci incamminiamo verso la città
vecchia.
Ci
inoltriamo nel suq, immergendoci
nell’atmosfera colorata dei negozi di
tessuti e negli odori tipici di questi
luoghi.

Affittando
per Cristina il mantello per coprirsi,
visitiamo la Grande Moschea di cui
possiamo visitare ogni parte perché è
in fase di restauro. Molto bello il
minareto del 1090.
Ci
ributtiamo nel suq e, questa volta, non
scampiamo ad un simpatico (e abile)
venditore di sciarpe, tovaglie, foulard
etc. etc. Dopo una lunga trattativa
eseguita davanti ad un bel tè fumante,
riusciamo a spuntare un buon prezzo per
una sciarpa in lana di cammello ed un
foulard in seta.
Con
i nostri acquisti nello zaino andiamo a
visitare la Cittadella (XII – XVI
secolo): molto bello il ponte a
gradinate, splendida la sala del trono,
interessanti i bagni e le segrete.

Per
pranzo scegliamo, vicino all’hotel
Baron, l’equivalente siriano di un
take-away dove, con 30 S£ acquistiamo
due felafel da asporto. In realtà i
felafel sono le polpettine di farina di
ceci fritte che vengono messe in una
“piadina” con verdure e salsina. Il
panino intero, comunque, viene chiamato
anch’esso felafel.
Dopo
pranzo visitiamo l’Hotel Baron.
Edificato alla fine del XIX secolo, ha
ospitato Winston Churchill, Agatha
Christie, Lawrence d’Arabia ed, ad
oggi, è perfettamente conservato nelle
condizioni originali. Sicuramente è un
luogo ricco di fascino.
Il
resto del pomeriggio lo dedichiamo alla
visita di Al – Jdeida, il quartiere
cristiano dove possiamo apprezzare i
sobri palazzi eretti dai mercanti
cristiani di culto greco ortodosso.
Molti di questi palazzi sono stati
restaurati e trasformati in lussuosi
hotel e ristoranti e, per visitarli, è
sufficiente entrare e chiedere al
personale di dare un’occhiata
all’interno.
Noi
visitiamo l’AL KAZAN, il DAR ZAMARIA,
il BEIT AL – WAKIL, il SISSI HOTEL e
il CEDDAR.
In
tutti, il gentilissimo personale ci
accompagna a vedere le parti più
interessanti.
Dopo
questo bel giro ci sediamo su una
panchina accanto ad una coppia (madre e
figlio) siriana che sta facendo merenda.
Nel sederci, per educazione, auguriamo
buon appetito e, subito, ci viene
offerto un bel dolce a base di frutta
secca e miele: un piccolo “assaggio”
dell’ospitalità siriana!
Proseguiamo
la visita del quartiere entrando nella
cattedrale greco ortodossa del XIX
secolo dove una solerte sacrestana ci fa
vedere i pezzi più interessanti e ci fa
accendere due candele davanti
all’immagine della Madonna miracolosa.
Durante
le nostre camminate abbiamo anche
conosciuto una guida citata nel Lonely
Planet, il sig. Ahmed Modallal, che ci
ha visto con il libro in mano e ci ha
fermato per fare due chiacchiere e
proporci i suoi servigi. È un soggetto
veramente simpatico e, se siete in più
di 2 persone e desiderate una guida,
vale la pena contattarlo. I suoi
riferimenti sono nel Lonely.
La
sera, dopo un po’ di riposo e una
bella doccia, andiamo a cena al
ristorante Abou Nawas (a 5 minuti di
distanza dall’albergo), dove per 600 S£
assaggiamo molte specialità del luogo.
Siccome non ci sono i menù e non
parliamo arabo, veniamo invitati in
cucina per scegliere le pietanze
direttamente dai pentoloni!
Domenica
12/06/2005 - ALEPPO – APAMEA –
SKELBIA (km 145 + 15)
Alle
7,30, al fine di evitare il traffico
caotico di Aleppo, siamo già in strada.
Dall’albergo, seguendo le indicazioni
per Damasco, in 10 minuti siamo
sull’autostrada.
L’obiettivo
della giornata è quello di visitare
Apamea (Afamia in arabo) e,
successivamente, dirigerci ad Hama.
Come
già sottolineato all’inizio, in
autostrada bisogna prestare attenzione
perché il traffico è sempre
“disordinato” ma, per fortuna, non
sostenuto.
A
Khan Shaykun troviamo l’indicazione
per Apamea, l’unica con caratteri
occidentali; una volta abbandonata
l’autostrada i cartelli sono solo in
arabo. Per fortuna la gente del posto sa
che i turisti sono un po’ smarriti e
con un po’ di gesti ci indirizza sulla
strada corretta.
Dopo
una trentina di chilometri avvistiamo il
sito su una collina sulla nostra destra
e, in mancanza di indicazioni, svoltiamo
sulla prima strada che porta in quella
direzione.
Questa
svolta cambierà radicalmente la nostra
giornata e, devo dire, assolutamente in
meglio.
Percorriamo
un paio di km e ci troviamo davanti ad
un cancello chiuso che dà accesso ad
una diga. Perplessi capiamo di aver
sbagliato strada e, mentre ci accingiamo
a tornare indietro, chiediamo
indicazioni a due signori che stanno
parlando lì vicino.
Uno
è il “custode” e l’altro un suo
conoscente. Quest’ultimo, scopriremo
presto che è un dentista che parla
francese e, praticamente, ci fa aprire
il cancello per attraversare la diga.
Dall’altro lato ci viene aperto anche
l’altro cancello e, dopo un breve
sterrato, siamo ad Apamea
dal… retro del sito!
Il
nostro conoscente francofono ci
raggiunge sulla sua Lambretta (originale
italiana!) degli anni 50 e ci accompagna
fino all’ingresso vero e proprio del
sito.
NOTA:
se non avessimo svoltato a destra, dopo
pochi km avremmo raggiunto la strada
principale e, svoltando a destra avremmo
trovato i cartelli per arrivare al sito
dal lato giusto.
Conversando
emerge che lui è cristiano ortodosso,
che la popolazione della sua città,
Skelbia (Suqeilibiyya sul Lonely Planet),
è tutta cristiana e che siamo inviatati
a pranzo a casa sua. Ci facciamo
spiegare come arrivare da lui: nessun
problema, giunti a Skelbia (5 km da
Apamea) basta chiedere a chiunque della
sua famiglia.

Dopo
la visita alle rovine, seguiamo le
istruzioni forniteci e chiediamo
indicazioni alla prima persona che
passa: in 2 minuti siamo a casa della
mamma del nostro nuovo amico.
Lì
veniamo accolti dal fratello, dalla
sorella, dai nipoti… tutta la famiglia
è raccolta in quanto, essendo domenica,
tutti i si ritrovano a casa della nonna.
Dopo
le presentazioni ci fanno rinfrescare e
ci offrono dolci e bibite. Dopo una
mezz’ora arriva il nostro ospite e,
dopo i saluti, andiamo a casa sua a
mangiare.
Sua
moglie, che parla inglese, ha cucinato
di tutto - pollo, riso, verdure varie -
non manca nulla, neanche la birra
siriana. Conosciamo anche i tre figli
rispettivamente di 13, 11, e 4 anni.
Sono tutti estremamente cordiali e
ospitali e il pranzo scorre piacevole
come se fossimo a casa di amici di lunga
data.
Intanto
si è sparsa la voce che “lo straniero
con la moto grossa” è in paese e una
processione continua di ragazzi e
ragazze passa di lì per vedere la moto,
conoscerci, fare foto (a noi e alla
moto) e, possibilmente, essere portati a
fare un giretto.
Visto
che si sta facendo tardi, ci viene
offerto un letto per la notte che
accettiamo volentieri. Questo dà il via
al giro guidato del paese, della chiesa
ottocentesca in restauro e di tutti i
parenti e amici della famiglia dove, da
ognuno, si mangia e si beve qualcosa.
La
sera facciamo tutti insieme “la
vasca” in moto in lungo la via
principale del paese: in pratica veniamo
“mostrati” a tutti e tutti ci
salutano e ci fanno festa, è una
sensazione veramente strana.
Dopo
una cena luculliana a base di meze
(antipasti), la serata si conclude con
una bella doccia e una sana dormita.
CONSIDERAZIONI: questa giornata ci ha permesso
di conoscere da vicino le abitudini di
una famiglia cristiano ortodossa
siriana. Abbiamo appreso che la maggior
parte dei cristiani sono laureati
(ingegneri, medici, architetti) e che
tengono molto all’istruzione, alla
cultura, alla sanità (abbiamo visto le
scuole superiori e il nuovo ospedale di
Skelbia) e all’imprenditoria.
Occasioni come questa sono rare e vanno
colte senza incertezze.
Durante
altre tappe scopriremo che questo tipo
di ospitalità è comune a tutti i
siriani che, oltretutto, hanno un debole
per noi italiani!
Lunedì
13/06/2005 - SKELBIA – HAMA –
PALMYRA (km 264)
Alle
7 siamo pronti e i nostri ospiti sono un
po’ dispiaciuti per la nostra
partenza. Dopo gli ultimi calorosi
saluti, eccoci in viaggio.
In
un’ora circa percorriamo i 50 km che
ci separano dal centro di Hama dove
possiamo vedere le Norie.

Queste
enormi ruote di legno (fino a 20 metri
di diametro) risalenti al 1200 circa,
servivano per pescare le acque dell’Oronte
e portarle al livello dei canali di
irrigazione.
Riprendiamo
la strada alla volta di Homs, passaggio
obbligato per arrivare a Palmyra. Homs
è orrenda ed estremamente caotica, il
suo attraversamento richiede molto tempo
e molta attenzione.
SUGGERIMENTO: non l’abbiamo sperimentato
ma, probabilmente, è più comodo
seguire l’autostrada in direzione
Damasco e, una volta aggirata Homs,
tornare indietro di qualche chilometro
fino alla deviazione per Palmyra.
Superata
Homs, svoltiamo a sinistra e imbocchiamo
la strada che ci porterà in pieno
deserto alla città della regina
Zenobia.
Nonostante
l’impegno profuso per non essere qui a
mattina inoltrata, sono le 11 e i 160 km
sotto il sole in pieno deserto si fanno
sentire. Per fortuna la strada consiste
in un nastro d’asfalto che consente
l’ottima velocità di 120 km/h. e che
taglia la distesa rocciosa del deserto
senza mai avere sabbia sulla strada.
NOTA:
all’inizio di questo tragitto si trova
un distributore o due di benzina,
l’ideale, comunque, è fare il pieno
prima della deviazione che porta a
Palmyra. Inoltre si deve aver cura di
avere una buona scorta d’acqua perché
nel deserto non si sa mai, basta una
foratura e l’acqua diventa vitale.
Appena giunti a Palmyra conviene rifare
il pieno per non essere vincolati agli
orari di apertura dei distributori
quando si desidera ripartire.
Giunti
a Palmyra prendiamo una camera
all’Hotel Bel (dal nome del tempio)
che si trova 100 metri a sinistra del
Museo. Per 500 S£ abbiamo una camera
pulita, con bagno e aria condizionata.
NOTA:
negli alberghi a Palmyra conviene
chiedere camere che non danno sulla
strada perché gli abitanti, verso le
23, diventano molto vivaci e il rumore
può disturbare.
Mentre
riposo Cristina fa un bel bucato lavando
anche jeans e giubbetti (ancora
impolverati dagli sterrati turchi). Il
tutto asciuga in 45 minuti grazie ai 36
°C con il 20% di umidità e il vento
teso.
NOTA:
la gente del posto ci ha detto che era
un’estate fresca. Solitamente a giugno
ci sono già 43 – 45 °C e in agosto
non è difficile arrivare a 53-55 °C.
In ogni caso, di sera, un giubbetto non
dà fastidio.
Verso le 18 andiamo a vedere le magnifiche rovine: siamo gli unici turisti ed abbiamo l’intero sito a disposizione. Scattiamo delle foto per immortalare questa città la cui regina sfidò la potenza dell’impero romano, provando ad immaginare come fosse il luogo nel pieno del suo splendore.


NOTA:
in fondo al sito è possibile che si
venga avvicinati da dei berberi che di
berbero non hanno più nulla. Ogni cosa
che fanno è per avere soldi.
Dopo
cena facciamo due chiacchiere con
l’albergatore davanti ad una bella
tazza di tè e, verso le 22, ci
ritiriamo.
Martedì
14/06/2005 – PALMYRA
Alle
6,30 siamo già nel sito archeologico
per vedere la valle delle tombe a torre.
Affacciandoci alla torre di Yemliko –
riconoscibile per la sua altezza e per
essere sormontata da due mensole
scolpite – possiamo vedere la
struttura dei loculi che è del tutto
simile a quella dei colombari dei nostri
cimiteri.
Dalla
zona delle tombe ci spostiamo al tempio
di Bel. Questo tempio fu fortificato in
epoca ottomana e vanta una bella cella
funeraria decorata con pitture ancora
visibili anche se molto sbiadite.
Dopo
la visita al tempio rientriamo in
albergo per fare colazione e,
successivamente, ci rechiamo al museo.
Qui
gli ambienti sono climatizzati e,
quindi, vale la pena di dedicare alla
visita le ore più calde della giornata.
I pezzi esposti sono molto interessanti
e, in particolare, alcuni busti delle
tombe (l’equivalente delle foto che
stanno sulle tombe moderne) sono di
fattura eccezionale.
Dedichiamo
il pomeriggio al riposo e per la cena
decidiamo di approfittare del ristorante
con piscina REST GARDEN (si trova sulla
sinistra percorrendo la strada che porta
alle rovine). Il proprietario è molto
simpatico, ci fa visitare la parte di
oasi connessa al locale e ci tiene un
piccolo corso sulla coltivazione delle
palme.
La
cena, preparata al momento, è
deliziosa.
Prevedendo
di doverci alzare presto, dopo aver
fatto due chiacchiere con i gestori
dell’albergo, ci ritiriamo presto.
Mercoledì
15/06/2005 – PALMYRA – DAMASCO (km
260)
Alle
5,30 siamo già in moto con
l’obiettivo di viaggiare con il fresco
e di arrivare a Damasco prima dell’ora
di punta.


In
effetti viaggiamo bene ma arriviamo in
città quando tutti sono già in piena
attività. Il traffico è infernale e,
giunti nella zona degli alberghi
economici che circoscrive piazza
Al-Merjeh, decidiamo che è meglio
accostare in modo che Cristina possa
andare a cercare un alloggio a piedi.

NOTA:
arrivando da Palmyra o da Homs, seguendo
le indicazioni OLD TOWN (o OLD CITY), si
arriva direttamente a 100 metri
dall’ingresso della città vecchia. La
zona della Piazza dei Martiri (Al-Merjeh)
è piena di alberghetti che possono
andare bene per chi viaggia con budget
ristretto. È necessario scegliere con
oculatezza perché alcune sistemazioni
sono fatiscenti e quelle decenti spesso
sono al completo. Noi abbiamo alloggiato
all’Hotel Belzik in Sharia al-Istiklal
che ha davanti un marciapiede abbastanza
largo per poterci parcheggiare la moto
ed è a 200 metri dall’ingresso della
città vecchia. È molto spartano e
abbiamo dovuto discutere un po’ per
l’acqua calda, ma le stanze interne
sono silenziose e favoriscono delle
belle dormite.
NOTA:
a
Damasco è difficile trovare un alloggio
anche in bassa stagione e, quindi,
bisogna avere molta pazienza e fare
molti tentativi per potersi sistemare.
Inoltre nessun poliziotto, a differenza
dei commercianti, parla altra lingua se
non l’arabo. Quindi, per le
indicazioni, bisogna chiedere nei
negozi!
Dedichiamo
il pomeriggio ad un’oziosa passeggiata
nel labirinto della città vecchia.
Per prima cosa, nella galleria Souq al - Hamidiyya che permette di accedere al cuore della medina, ci fermiamo nella gelateria Bekdash dove fanno un gelato a base di semolino davvero buono. Bisogna stare attenti a non confondere la gelateria con un “clone” che non merita attenzione. Percorrendo la galleria verso la medina, Bekdash è sulla destra poco prima della leggera curva che la galleria compie. È il negozio più affollato di tutti. Non si può sbagliare.
Dopo
esserci rinfrescati il palato, entriamo
nella Grande Moschea degli Omayyadi.
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Qui,
dopo aver coperto Cristina con
l’apposito telo ed esserci tolti le
scarpe (da NON lasciare incustodite),
possiamo girare liberamente in tutta la
struttura che è finemente decorata,
all’esterno, con splendidi mosaici e
all’interno con tappeti, lampadari e
marmi splendidi. Il complesso, segnato
da terremoti e incendi, lascia intuire
il suo splendore durante l’apice di
questa civiltà.
Il
resto del pomeriggio lo passiamo
passeggiando nei vicoli della città
vecchia curiosando all’interno delle
case del quartiere cristiano che, anche
qui, sono state spesso trasformate in
splendidi locali o alberghi.
Dopo
un bel pisolino andiamo a cena nella
zona della piazza dei Martiri (al
ristorante Abu Nawas che è molto pulito
e con buon cibo) poi “saccheggiamo”
anche una delle tante pasticcerie
presenti in zona.
Al
solito, a nanna presto.
Giovedì
16/06/2005 - DAMASCO
Dopo
una gustosa colazione a base di dolcetti
di sfoglia ripieni di pistacchi e miele
e di due gustose spremute d’arancia
(circa 0,75 lt a testa per un dollaro),
dedichiamo la mattina alla visita del
Museo Archeologico Nazionale
(raggiungibile a piedi dalla città
vecchia).
Qui
possiamo ammirare alcuni pezzi molto
pregevoli come il primo alfabeto scritto
del 7000 a.C., rinvenuto ad Ugarit,
alcune stoffe rinvenute nella zona di
Palmyra, alcuni mosaici, la
ricostruzione di una tomba a ipogeo di
Palmyra e la sinagoga di Dura Europas
che è stata “smontata” e
ricostruita nel museo.
Dopo
la visita al museo rientriamo nella città
vecchia e, dietro alla moschea, facciamo
un bel pranzo a base di felafel in un
posticino piccolo ma molto utilizzato
dalla gente del posto. Subito dopo, cosa
c’è di meglio di un bel succo di
frutta fresca? Ritornando per un
centinaio di metri verso la moschea,
sulla sinistra, si trova un microscopico
negozio di succhi che per 50 S£ dà dei
bei bicchieroni di pura goduria! Come
minimo bisogna berne due per ogni giro:
uno per dissetarsi e uno per gustarselo.
Questo “locale” sarà molto
gettonato da noi durante la nostra
permanenza in città.
Dopo
il pisolino pomeridiano rientriamo nella
città vecchia e, mentre passeggiamo,
incontriamo una coppia di medici
polacchi che avevamo conosciuto il
giorno precedente in moschea e con cui
avevamo conversato un po’.
Visitiamo
insieme Palazzo Azem (ex residenza del
Pasha ed eccellente esempio di
architettura damascena) scambiandoci
opinioni ed esperienze di viaggio per
tutto il pomeriggio. Decidiamo quindi di
cenare insieme: gli argomenti di
conversazione non mancano e la serata
trascorre in modo molto piacevole.
Dopo
esserci accomiatati rientriamo in
albergo per una bella doccia e una sana
dormita.
NOTA:
a Damasco si può comprare dell’ottima
frutta al mercato che si trova sulla
sinistra dell’ingresso della galleria
che porta alla città vecchia. È un
mercato tipicamente siriano, ma la
frutta è eccezionale e costa
pochissimo.
Venerdì
17/06/2005 - DAMASCO – BOSRA –
DAMASCO (km 268)
Ci
alziamo di buon’ora per partire alla
volta di Bosra. Essendo venerdì,
Damasco è pressoché vuota e in poco
tempo siamo sull’autostrada che in
poco più di un’oretta ci condurrà a
destinazione.
A
Bosra entriamo nella cittadella del XIII
secolo che ingloba lo straordinario
teatro romano.

Essendo
nella regione dell’Haurian la pietra
da costruzione è il basalto nero e,
quindi, tutte le costruzioni sono di
questo colore; fatta eccezione per la
scena del teatro che è in marmo bianco
e composta da 3 ordini di colonne di
cui, purtroppo, solo uno è arrivato ai
nostri giorni.
In
questa zona non è possibile alloggiare
in quanto le due alternative sono una
ultraeconomica (e fatiscente) e una
ipercostosa.
Le
“guide” del luogo sono abbastanza
insistenti ma, dopo due chiacchiere, di
solito desistono dal tentativo di
vendere qualche servizio (o cartolina).
Ci
avventuriamo anche tra le rovine romane
che sono ben conservate e che, secondo
noi, nascondono ancora molti tesori.
Conclusa
la visita rientriamo a Damasco e, per
sfuggire al caldo infernale, ci
ritiriamo un paio d’ore in albergo.
Nel
tardo pomeriggio gustiamo un gelato, dei
succhi di frutta e una bella cena nel
solito ristorante.
Sabato
18/06/2005 - DAMASCO – Maalula
– Mar Musa (km 112)
Alle
6,45 lasciamo Damasco e ci dirigiamo
verso Nord. La prima tappa è Maalula,
grazioso villaggio ubicato nelle
montagne dell’Antilibano.
Giunti
nel paese lasciamo la moto nel
parcheggio e imbocchiamo il canyon alla
cui fine, dopo aver svoltato a sinistra
e percorso un centinaio di metri,
troviamo il monastero di San Sergio (Mar
Sarkis).
Per
accedere al convento si deve passare
attraverso una stretta porta.
Attraversati gli ambienti conventuali
ecco la chiesa nella quale, oltre agli
affreschi e alle icone, è possibile
ammirare un altare pagano riutilizzato
in età cristiana e ascoltare la lingua
aramaica, poiché le ragazze che fanno
da guida sanno recitare le preghiere
nella lingua parlata da Gesù.
Lasciato
San Sergio entriamo nel convento
femminile di Santa Tecla. Questo
complesso è moderno, ma è interessante
per la cappella della Santa scavata
nella roccia da cui sgorga l’acqua
consacrata. In questo convento è
possibile pernottare.
Lasciamo
Maalula e riprendiamo l’autostrada in
direzione Nord avendo come obiettivo il
convento di Mar Musa. Ad Al Nabk usciamo
e seguiamo le indicazioni per il centro.
Dopo il semaforo si trova un cartello
microscopico che dice di svoltare a
destra per andare a Mar Musa. Da qui la
strada non è ben segnalata ma chiedendo
un paio di indicazioni ci si riporta su
una carrozzabile asfaltata che va verso
il deserto. Percorrendola si trova un
bivio dove bisogna tenere la destra
(altrimenti si finisce in una cava) e,
dopo un passo con uno splendido panorama
(ignorando la spazzatura), ci si ritrova
nel deserto. Dopo una ventina di
chilometri dal centro di Al Nabk si
troverà una deviazione sulla sinistra
(l’unica) con un cartellino che indica
Mar Musa.

Imboccata
la svolta e percorsi un paio di
chilometri, la strada finisce e si deve
lasciare il veicolo.
Per
raggiungere il monastero di Mar Musa non
resta che inerpicarsi sulla LUNGA
scalinata che dal “parcheggio”
arriva al complesso monastico.
NOTA:
la scalinata è al sole sin dalla prima
mattina quindi è necessario arrivare
molto presto, mettersi in testa un
cappello ed essere ben riforniti di
bevande perché una bella sudata è
assicurata.
L’entrata
del convento è rappresentata da una
porta minuscola che permette di arrivare
su una splendida terrazza che dà sulla
valle e sul deserto.

Qui
troviamo una ventina di persone che
siedono a tavola e ci offrono subito da
mangiare e da bere.
Noi
siamo intenzionati a trascorrere la
notte qui e chiediamo ospitalità:
nessun problema, ci vengono fornite
lenzuola e due giacigli (uno nella zona
femminile e uno in quella maschile, che
è esterna al corpo principale del
convento).
Sistemate
le nostre cose, iniziamo a conoscere le
persone che si trovano qui. Tra esse
c’è una restauratrice siriana che ha
lavorato con l’équipe italiana per
consolidare gli affreschi della chiesa.
Questo
convento è stato recuperato e fatto
riconsacrare da Frate Paolo, un italiano
che ha sempre operato nell’area del
Vicino Oriente.
La
chiesa è straordinaria: fondata tra il
VI e l’VIII secolo, vanta alcuni
magnifici affreschi dell’XI secolo a
cui se ne sovrappongono molti del XIII.
Sul pavimento ci sono tappeti ovunque in
modo che chi si ritira qui per pregare e
meditare possa stare comodo.
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Visitata
la chiesa iniziamo ad approfondire la
conoscenza degli altri ospiti: ci sono
ragazzi e ragazze siriane che
trascorrono qui il week end, una ragazza
finlandese (ingegnere navale) che è a
Damasco per imparare l’arabo, una
ragazza russa, una inglese, dei
francesi, un papà libanese con due
figli.
L’ambiente
poliglotta è decisamente stimolante e
la conversazione scivola da un argomento
all’altro (anche argomenti importanti
come la situazione siro-libanese) con
estrema scioltezza.
Alla
sera viene imposto il silenzio in quanto
i frati devono recitare i vespri: la
cerimonia si svolge in arabo, a lume di
candela e al suono di chitarra e flauto.
È una cerimonia molto mistica (che dura
un paio d’ore) finita la quale si cena
tutti insieme. Alle 23, le luci vengono
spente perché gli accumulatori si
esauriscono.
La
messa dell’indomani vedrà partecipare
anche molti musulmani. Gli astanti
potranno anche partecipare alla predica.
Noi, purtroppo, non potremo prendervi
parte perché dovremo ripartire.
La
notte è cristallina e la luna piena
illumina con la sua luce argentea il
deserto: è uno spettacolo da non
perdere.
NOTA:
se si desiderano maggiori informazioni
si può consultare il sito www.deirmarmusa.org.
È un sito semplice e, in parte, in
costruzione ma dà un’idea del luogo e
delle sue attività.
Domenica
19/06/2005 - Mar Musa – Tartus
(km 192)
Qui
al convento ci si sveglia presto e, noi
maschietti, dobbiamo aspettare che le
ragazze aprano la porta di ingresso.Dopo
la colazione ed i saluti del caso,
scendiamo la lunga scalinata e,
inforcata la moto, ci dirigiamo verso
Tartus percorrendo l’autostrada.
Andando
verso il mare l’umidità diventa
insopportabile e a Tartus sembra di
muoversi in una piscina: speriamo che
tutta la costa non sia contraddistinta
da questo clima, considerato che
percorreremo tutto il sud della Turchia.
Come
alloggio scegliamo l’Hotel Daniel,
vicinissimo al porto per Arwad. Per
trovarlo basta seguire le indicazioni
per il centro, poi per il porto di Arwad:
lo si trova sulla sinistra sulla strada
che conduce al mare. Attenzione! In
pagamento accetta solo dollari ed euro. Dispone
di camere grandi, con un bel bagno ed un
ottimo livello di igiene.
Nel
tardo pomeriggio usciamo per esplorare
un po’ la cittadina e fare due passi
sul lungomare. L’umidità è tale che,
solo passeggiando, le lenti degli
occhiali si coprono di acqua.
Ceniamo
da Al Nabil (a 100 metri dall’hotel)
dove con 500 S£ (10 dollari) gustiamo
una bella cena a base di pesce (2 orate
alla griglia con acqua e contorno).
Mentre
rientriamo, notiamo che una lieve brezza
sta dissipando l’umidità. Meno male.
Lunedì
20/06/2005 Tartus
– Krak dés Chevaliers – Convento di
San Giorgio – Tartus (km 168)
Di
buon’ora inforchiamo la moto e ci
dirigiamo verso il Krak des Chevaliers.

NOTA
IMPORTANTE: la guida Lonely Planet
suggerisce di dirigersi verso Safita e
da lì proseguire per il Krak. NON
FATELO. Safita è un posto allucinante
abbarbicato in cima ad una collina da
cui, una volta arrivati in cima, si
stenta ad uscire in quanto totalmente
privo di indicazioni stradali.
Inoltre,
il Krak des Chevaliers, noto in tutto il
mondo con questo nome, qui è conosciuto
con il solo toponimo arabo Qalat’at al
–Hosn
Il
metodo migliore per arrivare al castello
è di prendere l’autostrada che va
verso Homs e imboccare l’uscita HOSN
CITADEL. Dall’uscita, dopo una decina
di chilometri, si trova un bivio che,
tenendo la sinistra, vi porta ad
arrampicarvi fino al castello. Se
doveste mancare il bivio, dopo qualche
chilometro, ancora sulla sinistra, si
trovano delle indicazioni che vi faranno
raggiungere il castello da dietro.
Questa
fortezza crociata è veramente imponente
ed inespugnabile: i Crociati
patteggiarono col Saladino la resa,
nonostante avrebbero potuto resistere ad
un lungo assedio.
Dalla
sommità del castello lo sguardo spazia
per chilometri e chilometri dando una
sensazione di dominio notevole e
facendoci capire l’importanza
strategica dell’ubicazione della
fortezza.
All’interno
sono interessanti la loggia gotica della
sala dei ricevimenti, la cucina, i
magazzini, i bagni e la chiesa che fu
riattata a moschea dagli arabi.
Il
parcheggio è “piantonato” da
“custodi” dei veicoli che
insistentemente chiedono qualche
spicciolo.
Seguendo
la strada che va dietro al Krak si può
ammirare il castello nella sua interezza
e, proseguendo, si arriva sulla strada
che porta al monastero di San Giorgio.
Qui nel V secolo fu fondata la prima
chiesa cristiano ortodossa della zona
che è l’obiettivo della nostra
visita: ne vale veramente la pena.
Rientriamo
a Tartus e, dopo un pranzo a base di
focaccine, ci godiamo il sano relax
pomeridiano.
Oggi
l’umidità è decisamente più bassa e
si sta molto meglio.
Alla
sera, dopo una lunga passeggiata sul
lungomare, ceniamo al Sea Waves che è
un bel locale alla moda affacciato sul
mare.
Martedì
21/06/2005 - TARTUS
Decidiamo
di dedicare la giornata al riposo. Dopo
colazione, ci dirigiamo al porticciolo
da cui partono i traghetti per l’isola
di Arwad.
Quest’isola,
un tempo importante avamposto
dell’impero fenicio, è un piccolo
borgo (si fa il giro a piedi in
mezz’ora camminando piano) con tante
case assiepate che, se fossero
restaurate, sarebbero anche belle.
Il
mare è più bello che a Tartus, ma è
molto mosso.
Questa
gita è fortemente sconsigliata a chi
non ha lo stomaco corazzato, infatti i
traghetti sono dei gusci di noci che
sulle onde saltano parecchio.
Nel
pomeriggio facciamo il solito pisolino e
per cena torniamo ad Al Nabil dove ci
gustiamo una cena a base di pesce
grigliato per la modica cifra di 600 S£
(12 dollari).
Mercoledì
22/06/2005 – Tartus – Anamur (TR)
(km 720 – 12 ore e 50 minuti)
Alle
5,45 lasciamo Tartus per iniziare il
rientro verso la Turchia. A Lattakia una
deviazione per lavori ci costringe ad
uscire dall’autostrada e… a
perderci! Le indicazioni sono assenti e
la cartina della Lonely è inadeguata.
Perdiamo 40 minuti cercando di
districarci in questa città! Solo
grazie all’aiuto delle indicazioni dei
tassisti locali riusciamo a recuperare
il cammin perduto.
La
strada inizia ad inerpicarsi attraverso
una splendida foresta di pini ed
eucalipti: sembra di essere in Svizzera.
Circa 300 metri prima della frontiera
c’è una deviazione che porta a Kassab
dove riusciamo a fare il pieno da un
venditore di benzina “parallelo”.
NOTA:
noi siamo arrivati qui quasi a secco
contando di trovare un distributore. Non
avendolo trovato, ci siamo fermati nella
prima officina sulla destra dove erano
stoccate delle taniche di benzina. La
tariffa applicata è stata leggermente
più elevata che alla pompa ufficiale.
Non sappiamo dire se è sempre così
facile trovare carburante.
Alla
frontiera, che è estremamente piccola e
poco frequentata, sbrighiamo le formalità
doganali in circa 40 minuti.
NOTA:
in frontiera fate attenzione al cambio:
si rischia di rimetterci qualche euro.
NOTA:
nei periodi più affollati questa
frontiera potrebbe essere una valida
alternativa a quella che abbiamo usato
noi all’andata. Per arrivarci dalla
Turchia, scesi dalle montagne di confine
bisogna seguire, invece che per Aleppo,
per Antakia e poi per la frontiera (la
strada dovrebbe essere unica).
Subito
ci troviamo circondati da lavori in
corso (con la solita tecnica di lasciare
lo sterrato) per allargare la strada che
collega i due Paesi e il tragitto verso
Antakia, già tortuoso di per sé,
diventa ancor più lento.
Superata
Antakia il viaggio prosegue velocemente
fino a dopo Mersin tra statali
scorrevoli e autostrada.
Da
Mersin ad Anamur (234 km circa) ci sono
solo curve: in pratica è come fare il
Passo dello Stelvio 10 volte in un
pomeriggio. La strada ha un fondo non
eccezionale, curve strette e molti
tornanti, qualche buco, ghiaia ai bordi
ed è percorsa da molti T.I.R. che
spesso si guastano e sono fermi dietro
ad una curva (solitamente ben
segnalati); la media da tenere è di
circa 40 km l’ora.
Di
contro i panorami che si possono
ammirare sono eccezionali. Di tanto in
tanto una sosta si impone per godersi lo
spettacolo. Una sosta va sicuramente
fatta a Kizkalesi per ammirare il suo
castello circondato dalle acque blu del
Mediterraneo.

Tra
curve, salite e discese, arriviamo a
Anamur dove ci dirigiamo verso il porto
(ISKELDE). Questa è la zona turistica
che ricorda i centri della riviera
romagnola: si avvicendano, senza
fenomeni di abusivismo edilizio, tante
pensioni, alberghetti e attrazioni per
turisti che qui sono solo turchi.
Prendiamo
alloggio all’hotel Dolphine dove con
40 YTL a notte otteniamo una camera con
vista mare, doccia calda (da ustioni),
aria condizionata e colazione inclusa.
Dopo
una bella doccia andiamo a cena e
facciamo due passi sul lungomare dove
veniamo ricompensati dallo spettacolo
della luna che sorge sulle acque del
Mediterraneo tracciando sulle stesse un
sentiero argenteo. Peccato aver lasciato
la macchina fotografica in hotel!
Giovedì
23/06/2005 - Anamur – Anamurium - Anamur
(km 15)
Dopo
colazione prendiamo la moto e ci
dirigiamo verso il sito di Anamurium.
Per raggiungerla è sufficiente prendere
la statale in direzione Antalya e, dopo
circa 5 km (subito prima dell’ultima
curva prima che la strada incominci a
risalire), si trova l’indicazione per
Anamurium. Imboccata la strada laterale
la si segue fino al bivio dove si prende
la destra. Subito si trova la
biglietteria e dopo pochi metri si
scorgono le prime rovine.
Questa
città bizantina fu abbandonata in
seguito alle invasioni arabe e, siccome
nessuno ha più abitato nella zona, le
costruzioni si sono perfettamente
conservate nel loro stato originale. Il
sito, anche se non è tenuto bene (c’è
molta vegetazione tra le rovine e le gli
animali ci pascolano), è interessante.
Dopo
aver passeggiato nella antica città
caratterizzata da un bell’Odeon,
arriviamo alla bella spiaggia di sassi
bianchi con il mare azzurro intenso dove
ci fermiamo un paio d’ore a prendere
il sole e a fare il bagno.
Verso
mezzogiorno rientriamo in albergo perché
il caldo si fa insopportabile e sulla
spiaggia non c’è ombra.
Il
pomeriggio di relax e cena tranquilla
chiudono la nostra giornata.
Venerdì
24/06/2005 - Anamur – Kas (km 460
– 6 ore)
Alle
8 lasciamo Anamur e ricominciamo ad
inerpicarci sulla strada costiera. Il
paesaggio è notevole ma, a causa delle
(troppe) curve, solo Cristina riesce a
goderlo appieno.
Per
fortuna dopo i primi 50/60 km la strada
diventa più rettilinea e scorre tra
numerose coltivazioni di banane (se si
desidera comprarne bisogna farlo qui
perché dopo non se ne trovano altre).
Da Gazipasa il percorso diventa
rettilineo e si passa dalle campagne
alla zona del turismo organizzato,
caratterizzata da ingombranti strutture
alberghiere, fino ad Antalya superata la
quale la strada ricomincia ad
arrampicarsi sulla montagne ma in modo
molto meno tortuoso e restando spesso a
due corsie per carreggiata. Attenzione!
sul tracciato si trova abbondante ghiaia.
Superiamo Chimera e Olympos e la zona
agricola di Kumluca.
Qui
la strada si muove sulla scogliera
regalando viste meravigliose di
spettacolari cale e baie; peccato che
spesso l’asfalto sparisca lasciando
spazio ad un fondo sterrato e ghiaioso
che, con la moto carica, mi fa sudare
sette camicie.

Finalmente
giungiamo a Kas, splendido villaggio che
dal mare si inerpica sulla collina alle
sue spalle. Un procacciatore d’affari
ci accompagna alla Ates Pension che è
una delle più economiche.
Essendo
in bassa stagione riusciamo a
contrattare sul prezzo così che per 20
YTL possiamo avere una camera doppia con
bagno con vista sulla baia e colazione
inclusa.
Dopo
una bella doccia e un pisolino usciamo a
esplorare il luogo e a cercare un
ristorante.
Qui
i locali alla moda -con prezzi più
vicini agli standard europei- non
mancano; noi, invece, optiamo per un
ristorantino turco che si affaccia sulla
piazza del mercato.
Dopo
cena facciamo due passi nel porto
ammirando la deliziosa cittadina
illuminata…

Sabato
25/06/2005 - Kas e dintorni (km 50)
Questo
è stato un viaggio particolarmente
intenso e molto articolato che ci ha
consentito di vedere luoghi molto belli
e di entrare in contatto con tantissime
persone.
Nonostante
i siti archeologici e le città visitate
siano state “pezzi unici”
estremamente interessanti è stato il
contatto con le persone ad entusiasmarci
più di ogni altra cosa. Non potremo
dimenticare la gentilezza di molti
benzinai turchi che spesso ci hanno
offerto una sedia e una bibita mentre
riposavamo durante le lunghe tappe
cercando di scambiare qualche parola in
inglese, la simpatia di alcuni
albergatori e ristoratori con cui si
chiacchierava un po’ scambiandoci
impressioni e informazioni sui
rispettivi Paesi, l’enorme ospitalità
dei siriani con la loro voglia di
conoscerci e parlare con noi. In Siria,
in particolare, siamo stati sempre
accolti in maniera splendida e senza
secondi fini: i siriani si avvicinano
per parlare, per passare qualche momento
insieme, condividere un pensiero, senza
mai chiedervi soldi o altro.
NOTA:
se qualcuno vi fa vedere un luogo chiuso
al pubblico o vi accompagna dandovi
informazioni, è cosa gradita lasciare
una piccola mancia.
L’esperienza
internazionale e spirituale che abbiamo
vissuto a Mar Musa va sicuramente
sperimentata perché dimostra che tutti,
indipendentemente dal credo e dalla
nazionalità, possono convivere, senza
prevaricarsi l’un l’altro.
Inoltre,
abbiamo constatato che i Siriani nutrono
molta stima per gli Italiani, sentimento
che dimostrano ad ogni occasione con
esclamazioni di apprezzamento e/o
piccoli gesti di amicizia: basta solo
essere amichevoli e aperti al contatto
umano per vivere momenti di intensa
gioia.
In
generale abbiamo riscontrato valori e
attenzioni che nella nostra frenetica
società sono andati completamente
persi.
Per
questo viaggio ci siamo portati il
minimo indispensabile; oltre ai vestiti
che avevamo addosso alla partenza
abbiamo messo “in valigia” quanto
segue (a testa):
q
Un
paio di pantaloni di scorta (jeans)
q
5
t-shirt
q
biancheria
intima (5 di ognuna)
q
un
telo doccia
q
un
maglione (utile durante il rientro
notturno e, se siete freddolosi, sulla
nave)
q
ciabatte
di plastica
q
materiale
da toeletta
q
campioncini
di profumo da regalare
q
Scarpe
da tennis leggere
Non
abbiamo una tenuta particolarmente
tecnica:
q
due
giacche impermeabili (quelle leggere che
si possono piegare e mettere nel
bauletto) e relativi pantaloni (Tucano
Urbano)
q
anfibi
per me e scarponcini da trekking
(impermeabili) per Cristina. In ogni
caso evitate sandali e sandaletti (in
particolare le ragazze) perché, oltre
che pericolosi in moto, nelle medine si
calpesta un po’ di tutto
q
guanti
leggeri
q
giubbetto
jeans da usare sempre… a meno di non
desiderare un’ustione di 3° grado
dopo 5 ore in moto sotto il sole
q
un
giubbetto multitasche in cui mettere
documenti, chiavi, denaro. In moto lo
tenevo sotto al giubbetto jeans
q
Sapone
e corda per il bucato
q
Carta
igienica
q
Kit
riparazione foratura (tubeless) con
bombolette di CO2 liquida
q
Bomboletta
di riparazione foratura (schiuma)
q
Pompa
a pedale a cilindro singolo: utile in
caso di foratura in luoghi sperduti per
gonfiare bene la gomma
q
Un
po’ di viti autofilettanti da legno di
varia misura per riparare velocemente
forature qualora si rimanesse senza
bomboletta o kit
q
Kit
di attrezzi standard della moto (più
fusibili, lampadine e un pezzo di
tubetto per benzina)
q
Cavo
acceleratore e cavo frizione nuovi
q
Leva
del cambio di scorta
q
Regolatore
di tensione di scorta
q
Pastiglie
per il freno posteriore
q
Qualche
cavetto d’acciaio extra con fermagli
(tipo lambretta)
q
Falsamaglia
catena
q
Grasso
spray per la catena
q
Cavi
di collegamento per batteria (se si
scarica la batteria non è facile
trovarne una nuova in Siria)
q
Pinza
e cacciaviti extra
q
Brugole
e bussole extra (con cricchetto): in
realtà sono sempre a bordo della moto!
q
Set
di lime di piccole dimensioni
q
Nastro
americano: se serve, tiene insieme di
tutto!
q
Filo
di ferro
q
Una
corda di nylon con carico di rottura a
900 kg
q
Martello
q
Saldatore,
tester, attacchi rapidi per cavi
elettrici e qualche metro di cavo
elettrico
Fortunatamente
non abbiamo usato nulla ma, poiché in
Siria non si trovano meccanici abituati
a lavorare su mezzi moderni, è meglio
essere attrezzati.
NOTA:
per viaggiare in Siria sono richiesti
ufficialmente (siti e Ambasciate) la
patente internazionale e il libretto
internazionale del veicolo. Noi li
avevamo ma nessuno li ha mai guardati.
In ogni caso il consiglio è di avere
questi documenti perché sarebbe
seccante arrivare in frontiera e venir
rimandati indietro poiché sprovvisti di
quanto ufficialmente richiesto.
Nulla
di speciale sotto questo punto di vista:
q
Dissenten:
più che altro una precauzione
q
Antibiotici
specifici per le infezioni intestinali
q
Gastroprotettore
q
OKI
(antinfiammatorio) per mal di testa e
infiammazioni varie
q
Garze
sterili, cerotti e disifettante
q
Crema
solare (consigliata la Piz Buin
protezione 10 per i primissimi giorni e
8 per i successivi)
q
Autan
Barriera (per insetti e affini)
q
Prep:
antico rimedio per tutto ciò che
riguarda la pelle (secchezza, vesciche,
infiammazioni dermatologiche)
Anche
di questo materiale, per fortuna, non
abbiamo usato nulla ma per evitare di
spiegare a qualche farmacista arabo i
sintomi di una gastrite è meglio essere
previdenti!
q
Cartina
EUROCART dello Studio F.M.B Bologna per
la Turchia (ISBN 88-7775-530-X) e
cartina Freytag & Berndt per la
Siria (ISBN 3-85084-238-X)
q
Lonely
Planet di Turchia e Siria
NOTA:
per questo materiale, ma in particolare
per la cartina della Siria, ci siamo
rivolti alla VEL di Sondrio: VEL via
Angelo Custode 3, SONDRIO Tel.
0342218952, www.vel.it
Ricevono anche ordini via telefono
ed e-mail.
q
Macchina
fotografica, ottiche 28-80 e 50,
polarizzatore sul 28-80, skylight su
entrambe. Pile di scorta.
Tutto
quanto sopra ha trovato posto in tre
bauletti, nella borsa sul serbatoio e in
uno zaino in cui stava, tra l’altro,
la scorta d’acqua. Peso totale circa
30 chilogrammi.
Il
nostro mezzo è una Honda Varadero
XL1000V anno 2000 con 63.000 km
all’attivo.
La
moto è equipaggiata con:
q
crash
bars (utilissime per piccoli urti e
cadute)
q
cavalletto
centrale (utile per la manutenzione,
cambio gomme, regolazione catena e
quant’altro)
q
molle
progressive Hyper Pro: una spesa da fare
(come quella per le crash bars) in
quanto la moto migliora nettamente il
suo comportamento e su strade anche
molto ondulate/dissestate si viaggia
tranquilli
q
pompa
della benzina a depressione in
sostituzione di quella originale
elettrica (che si era bruciata)
q
voltmetro.
Sono
state modificate le leve freno
(anteriore) e frizione in modo che in
caso di caduta si spacchino in un punto
predefinito.
Consumo
medio: circa 16,77 km/lt
Olio:
nessun rabbocco necessario.
Prima
di partire ho fatto fare il tagliando e
il controllo generale del veicolo per
cui si ringrazia MAX della
MOTATO
S.R.L. (Autorizzato Honda)
Via
E. De Marchi 33
Milano
Tel.
02-67490182
Abbiamo
stipulato la polizza Globy Rosso e Globy
Veicolo (Gruppo Elvia) con estensione
EUROPA (comprende il bacino del
Mediterraneo) per tutelarci in caso di
problemi di salute o al veicolo.
Per
informazioni www.globy.it
su cui si trova l’agenzia viaggi più
vicina in cui stipulare il contratto.
Non è possibile stipularlo in modo
diverso.
Km
totali percorsi: 5753
Costi:
q
traghetto
Marmara Lines Ancona Cesme e ritorno, in
cabina per due persone con bagno, senza
oblò: 1141 euro (www.marmaralines.com)
q
Assicurazione
sanitaria e veicolo: Costo: 130 €
q
Visti
per la Siria: 23 € ognuno più
spedizione e recupero
q
Visti
Turchia (in frontiera): 10 € ognuno
q
Benzina:
circa 400 € di cui 294 € in Turchia,
40 € in Siria e 65 € in Italia
q
COSTO
TOTALE: circa 2800 €
(NOTA:
questo non include il materiale di
consumo: gomme, olio etc. etc)
Ci
rincresce inserire questa nota ma, viste
alcune esperienze precedenti, lo
riteniamo necessario.
Quanto
raccontato nelle pagine precedenti
rappresenta la NOSTRA esperienza
di viaggio che è unica e personale.
Quanto
riportato è assolutamente vero e
accurato sia nelle esperienze vissute
che per quanto riguarda la parte
“tecnica” (distanze chilometriche,
tempi di percorrenza, alberghi, strade
ecc.ecc.).
Non
ci assumiamo alcuna responsabilità per
qualsiasi problema dovesse derivare
dall’uso di queste informazioni
durante eventuali viaggi in questi
luoghi.
Alessandro
e Cristina Bignami
E-Mail:
abignami@virgilio.it
Un
doveroso ringraziamento a tutti coloro
che hanno avuto la costanza di leggere
questo diario di viaggio. Se decideste
di ricalcare le nostre orme, vi
auguriamo un viaggio sereno e ricco di
nuove esperienze!!!!!!!