| GIRO IN SCANDINAVIA | ||
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RACCONTO DI UN GIRO IN SOLITARIO DI FRANCO "WOLF BLACK" Anno dopo anno sono sempre nelle stese condizioni; si perché la sera prima della partenza non sto più nella pelle (so che mi capite) e difficilmente riesco a dormire; poi questa volta è in solitaria e lontano….. Il pensiero vola direttamente al risveglio ed alla giornata fantastica che mi aspetta e che darà il via ad una nuova avventura. Così non me ne rendo nemmeno conto e sto già raccogliendo tutta la pioggia del mondo (sigh!) entrando, dal confine di Chiasso, nel paese di banche, orologi e… vacche (quelle da latte, cosa avete capito) tra gli sguardi increduli delle guardie. Decido di puntare più in fretta possibile verso il profondo (riferito al diluvio) nord seguendo per Zurigo ed il lago di Costanza, dal quale, con abile mossa per non pagare l’autostrada austriaca (fuck’em all), entro nel paese dell’alta velocità in autostrada (leggi “Germania”) dove le auto sono missili terra-aria e non è buona cosa essere sulla loro traiettoria. Mi domando che posto può essere quello che si chiama “Ulm”, anonima cittadina tedesca, ma chi se ne frega, tuttavia della pioggia (ah già la pioggia!) me ne frego eccome, così il primo giorno della mia avventura sottomarina termina a Würtzburg in un motel (si perché duro va bene ma pirla no, la tenda l’ho lasciata sulla moto). Questa bellissima cittadina medioevale, tanto perfetta e pulita da sembrare finta, carpisce la mia attenzione per una serata fresca e, stranamente asciutta. Bene si riparte senza la piooo…oh oh piove ancora, la pioggia mi accompagna (o forse è meglio dire che tenta di affogarmi) mentre io punto con decisione verso Lubecca e non molla un attimo, nemmeno quando a due polacchi si ferma, nel bel mezzo del nulla, un improbabile URAL 3 cilindri che ripartirà solo a martellate (testualmente) alcuni minuti dopo. Decido di ripartire e, dopo aver convinto due danesi della mia provenienza (“ no no non è possibile, tu parli inglese, non puoi essere italiano!”) arrivo nella bellissima ed altrettanto perfetta Lubecca. Ma queste cazzo di cittadine come fanno ad essere così pulite? Non posso fermarmi se non per dormire e prendere il traghetto, alla volta di Rødby Havn (bestie che siete è in Danimarca…) e quindi della stupenda Kopenhagen. Non ci crederete ma ho passato lì i miei primi ( e unici, almeno per un altro pò) giorni di sole!!! Wow il sole, me lo ero quasi dimenticato, e mentre mi strizzo le ossa, faccio lo stesso con le indigene che non mi cagano nemmeno di striscio, ma porc… . Allora mi butto nella visita della città che ha un sapore davvero particolare, con la sua architettura davvero diversa, le mostre per strada, il quartiere di Cristiania (dove le bancarelle espongono pezzi di fumo che potrebbero alimentare il Leonca per un anno e tu scegli la fetta che vuoi… ). Qui la gente circola liberamente a tutte le ore del giorno e della notte, un pò come a Quarto Uggiaro. Non vi immaginate nemmeno quanto sia grosso il concessionario H.D. del luogo e come siano tutti inaspettatamente (ma forse non tanto) cordiali, cosa che in Italia è impensabile. Saluto gli amici e, un po' a malincuore, riparto. Direte voi “perché a malincuore?” ma perché ha ricominciato a piovere cazzo di un cazzo. Vabbè allora animo, si va per Helsigborg (Svezia) e senza indugio, ma senza vederci assolutamente un cazzo, vista l’acqua che cade incessante, prendo la direzione di Oslo. Oslo città spettacolare, se non per l’architettura razionale e anche un pochino triste, almeno per la gente, i locali, la musica dal vivo e le bellissime norvegesi (che invece cagano… ma strano, cosa succede? Stai a vedere che le leggende sono vere!) Ad Oslo arrivo senza avere un capo di abbigliamento, dentro e fuori dalle borse, asciutto; la desolazione prende il sopravvento, ma il peggio è che anche il sacco a pelo è stato adibito a piscina, così devo elemosinare una coperta di lana (ma non era Agosto!?) ai ragazzi dell’ostello dove mi fermo per la notte. Fortunatamente Oslo è una bella città piena di gente amichevole ed il riscaldamento dell’ostello ha funzionato benissimo per tutta la notte così i tre giorni seguenti sono trascorsi all’insegna dell’arte e della musica (sempre presenti in città), delle belle ragazze e della birra tutt’altro che a buon mercato. Il viaggio mi aspetta, così dopo aver visitato il museo delle navi vichinghe, con le quali questi guerrieri navigatori hanno terrorizzato ben oltre l’Europa conosciuta, e quello del Fram con la goletta dell’esploratore Fridtjof Nansen, nonché il museo d’arte Nazionale che espone niente popò di meno che le opere di Munch, Picasso, Matisse ecc…decido che è ora di ripartire per i fiordi in direzione Bergen. Se non avete mai assaggiato il salmone affettato direttamente al porto su di una fetta di pane fresco, burro e salsine locali allora andateci, ne vale la pena così come vale la pena di vedere con i propri occhi il centro storico che diventerà presto patrimonio dell’Unesco, con le sue case colorate e bellissime. L’ostello (uno dei due della città) è in verità una cosa tipo “colonia delle vacanze” con i suoi 250 posti letti accuratamente divisi tra maschi e femmine. Di queste sfrutto le docce sicuramente più belle e pulite di quelle dei rispettivi amici di viaggio. La sera, prima del pub, il vecchio Jack Daniels che mi sono portato da casa raduna intorno a me amici ed amiche per una bevutina in compagnia, il resto lo farà la birra e le rosse del posto; in particolare “una” rossa con gli occhi più celesti della bottiglia dell’acqua Rocchetta ma che sicuramente non ha doti diuretiche, anzi, semmai la digestione te la ferma. La particolarità delle ragazze da queste parti è, anche, di essere estremamente sensibili ai complimenti che i freddi indigeni non regalano, così la mia terra di origine mi dà una mano e l’alcool sarà galeotto mentre la rompicogl..ni dell’amica di lei se la porta via sul cominciare della “spremuta di limone” (ndr), ma porca miseria fatti i ca..i tuoi nooo??? Il giorno seguente mi vede ancora sulla strada e sotto l’acqua (ma non li chiudono mai i rubinetti da queste parti?) sempre verso il nord; mi aspetta la strada costiera per attraversare il grandissimo “Sognefjorden” non prima di essermi accostato alle roboanti cascate di Flam. I fiordi sono uno spettacolo che difficilmente si può descrivere in queste poche righe, almeno senza pretendere che non vi passi la voglia di leggere maledicendomi. Sappiate che le terre severe si gettano nelle acque super blu del freddo mare, accompagnate dalla moltitudine di pini, rocce, insenature ecc… mentre si susseguono piccolissimi paesini con case colorate in legno adornate, alle finestre, da centrini di pizzo, candele ed altre chincaglierie che mi ricordano i paesi delle fiabe e soprattutto quella di Ansel e Grethel. Così dopo aver attraversato anche il Fordefjorden, il Nordfjord, il Voldafjorden ecc.. mi fermo per dormire ad Alesund, graziosa città in stile assolutamente teutonico (quindi abbastanza atipica qui). A parte l’architettura così differente, questa cittadina non attira la mia attenzione così il giorno seguente arrivo a Trondheim. Bella città universitaria, ospita la Cattedrale gotica più antica ed importante del paese, dove vengono incoronati i reali di Norvegia; la cattedrale incute timore reverenziale, è severa e scurissima, maestosa. Qui mangio il miglior kebub di tutta la Turchia (ma non ero in Norvegia!?); come sempre ci sono moltissimi locali con ottima musica dal vivo…. Ed io vivo. E’ bello che a volte (spesso in questo paese a dire il vero) siano le gentili fanciulle ad accostarsi per una birra insieme (non vi dico quanto sia stato tragico il rientro anche da questo punto di vista!!). Purtroppo il tempo è spietato. In questi paesi la meta (chiese o monumenti a parte) consiste nell’arrivarci per rendersi conto della maestosità della natura, della differenza di questo stile di vita; dopo un giro in città che dura solo due giorni decido che è ora di assaggiare le bellezze (dai non pensate male…) della vicina Svezia ed allora via tra pinete e monti non troppo aspri. Si susseguono laghi, fiumi, vallate e piccoli passi montani fino a che, nel bel mezzo delle montagne e con 200 Km dietro e davanti di vuoto totale incontro un paesino minuscolo e contemporaneamente spacco il filo del gas. A questo punto chiamo per nome tutti i Santi e gli Angeli del paradiso, scambiandovi qualche parola non proprio cordiale; questi tuttavia, anche se adirati per i dialoghi testè descritti, decidono di aiutarmi facendomi conoscere un ex marinaio che mi mette a disposizione tutti gli attrezzi che possiede, adattandone alcuni segandoli o limandoli nettamente, in modo che io possa ripartire un’ora dopo; in cambio…. la promessa di ritornare a trovarlo (figa se lo farò). Incredibile, la disponibilità e la fiducia che certe persone sono disposte a dimostrare, a 3500 Km da casa quando qui a casa non rispondono nemmeno al citofono. Fatto sta che col mio nuovo filo del “freno” di una mountain bike al posto di quello originale del gas, riparto per fermarmi oltre confine a Mora. Il paesaggio qui (leggi Svezia appunto) è incredibilmente diverso; pinete, si, ma immense pianure e strade diritte in mezzo alle renne. La pioggia è cessata come di incanto e la tuta prende posto definitivamente in fondo alle borse. Figata! Mora è sede di un importante raduno di auto americane, ma è a Settembre e certo non ho intenzione di aspettare. Saluto la renna che attraversa il mio cammino alle 8:00 di mattina e giro la prua verso sud-est in direzione Enköping e quindi Stoccolma. Ancora una imponente città a testimonianza di un popolo che ha dominato in Scandinavia, con i fasti dei palazzi imperiali, dell’Opera, dei musei reali. Faccio il turista e, visitando il Palazzo Reale, mi soffermo ad ascoltare e vedere il cambio della guardia; esperienza emozionante davvero, soprattutto quando i tamburini si lanciano in uno stupefacente assolo, in una poliritmia che per me, batterista e percussionista, è davvero emozionante. Questa città è molto più “europea” di tutte le altre e qui sono un po’ più a casa anche se la vita scorre con ritmi diversi davvero. Il mio ostello questa volta è ricavato in una imbarcazione, dove le piccole camerate da 4 posti sono le ex cuccette; originale e comunque comodo. Le ottime ed abbondanti colazioni mi mettono sempre in condizione di affrontare un’altra giornata di cultura e relazioni sociali (……) fino all’ora di cena; non è che qui si mangi benissimo ed allora ci si adatta, anche perché i costi sono proibitivi. Scopro che l’indomani ci sarà un raduno tra i più importanti della Svezia a soli 50 Km da qui e figuratevi se me lo perdo. E poi pregusto la scorpacciata di Harley e choppers con forcelle kilometriche. Assolutamente azzeccato, anche per effetto dell’accoglienza del gruppo organizzatore (e di alcune ragazze in particolare) che mi fa capire di essere tra fratelli che più che discriminazioni hanno in mente moto, festa e amore, tanto tanto amore!!. Mi spiace moltissimo aver quasi finito tempo e soldi ma è così, allora non resta che ripartire per arrivare il più possibile vicino a Malmö, nei pressi di Lomma dove scovo, con un culo che farebbe invidia alle veline, un ostello all’interno di una villa del 700. Troppo signore, passo la notte in un mega bungalow in un parco stupendo immerso in un bosco altrettanto magnifico. Il ponte di Malmö si estende dalla Svezia alla Danimarca per 16 Km totalmente sull’acqua, appoggiandosi su qualche scoglio qua e là (e con una punta d’orgoglio sottolineo che è stato progettato da un ingegnere italiano, fratelli d’Italia……..) e passarci in moto è come volare sull’acqua. Le sorprese non sono ancora finite, infatti mentre scatto qualche foto si fermano dei ragazzi italiani, anche loro in moto, che hanno visto la targa sopraggiungendo, e scopro che conosco due di loro grazie ai raduni (ma varda che….). Ci spariamo un pò di strada insieme ma io mi fermo ad Hamburgo mentre loro tirano dritto (tanto ci vediamo a casa). Hamburgo non mi piace, troppo sporca, caotica, troppo porto industriale con i suoi cantieri smisurati per dimensione anche se qualche chiesa è davvero bella; e poi la zona rossa con tutte stè prostitute… ma che scandalo, fossero almeno belle……….. invece sono assolutamente dei pezzi di f..a (fanciulle scusatemi) incredibili ed i miei valori vacillano fortemente, poi mi adescano, mi dicono il prezzo ed i miei valori ritornano incredibilmente saldi. La vacanza giunge al termine cazzo; mi rilasso ritornando a casa in una sola giornata di viaggio per 1200 Km tondi tondi (a questo punto il sopraccitato culo delle veline è solo un ricordo ed ha lasciato il posto ad un culo superappiattito), in questo paese che tanto disprezziamo e che ci manca dopo pochi giorni di assenza. E’ finita anche questa, il mio spirito viaggia un po’ più in alto, perché si è ritemprato ma anche perché sono stato in grado di farlo……. da solo e lo rifarò la prossima estate, che quando vi scrivo è già trascorsa e mi ha portato a visitare la Spagna dei cavalieri Templari e dei mori…. Sempre in solitaria, sempre e solo in moto…….. ma questa è un’altra storia. Cita un
film cult “tutti
sanno morire ma quanti hanno vissuto davvero?!” A tutti
i fratelli e le sorelle che cavalcano impavidi ed ai miei veri amici di
ieri e di oggi dedico questa vacanza e quello che ho provato, conosciuto,
visto, in una parola VISSUTO. Frank the wolf black forever
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