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Pinguinos 2005

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Tutto cominciò quando, un anno fa all'Elefantentreffen, seduti attorno al fuoco in attesa del Gulasch, qualcuno disse: "E l'anno prossimo che si fa?". Io e il Fede ci guardammo negli occhi e pronunciammo all'unisono: "Si' VA AL PINGUINOS!".

Durante gli incontri occasionali di quell'anno, ci si ricordava l'appuntamento che a gennaio ci avrebbe visto protagonisti e, mese dopo mese, gennaio 2005 arrivò.
Partecipanti: da Volterra, Tommy detto "betoniera", capirete presto perché; Fede "il talebano"; Giuse "il decano" e "il Diavolo" che va a raccontare il "giretto" in questione.

(I)
Appuntamento il 5/1/05 al casello di Genova ore 8.30. Minkia che freddo! Ma tanto, ci aspettano solo 1700 Kilometri...
Randez vou con Tommy alle 10 a Varazze, che puntuale ci aspetta per il caffè. Riempito lo stomaco e vuotata la vescica, si parte (e la temperatura già saliva).
Confine di Ventimiglia: pula con radar, ma noi a codice. Si passa indenni. O quasi...Tommy ha la targa più orizzontale di una salma e lo sgridano.
In Francia...16 gradi! Sembra quasi primavera. La tentazione di togliere le manoffole è forte, ma resisto. Cammina che ti cammina si arriva a Carcassonne. Giusto 800 kilometri e spiccioli.
Si trova un protomotel che, se da un lato ha un aspetto post-atomico, dall'altro ci alleggerisce di soli 13 euri a testa colazione compresa. E via, il giorno dopo, ancora con il sole.
Si decide di abbandonare l'autostrada francese che salassa come un centro trasfusionale e ci si infila nei Pirenei (prima o poi, vista la bellezza, me li voglio girare x benino!). Passo di Roncisvalle, uno sguardo al Monastero sul passo, transito da Pamplona e approdo a Victoria dove, previo giro turistico della città (3 volte!!) alla ricerca del giaciglio, ci si rovina di cibo e birrazza (vero, Giuse? :-)) di qualità.
La mattina seguente,stranamente siamo fuori dalla città in una decina di minuti. "Ma, com'è appannata la visiera!" No, la visiera è pulita. "Ah, ho capito, sono gli occhiali, si sono appannati". No, neanche quelli. "Ma che c****... Minkia che nebbia!!!!E che freddo!" E non molla, fino al Pinguinos!!! Eh si amici, gli ultimi 200 km ce li siamo fatti con un umido da Polesine e una nebbia pavese. Ma, l'allegra brigata WolfByke, aggregatasi a Valladolid ad un gruppo di motodesperados francesi, raggiunge verso l'ora di pranzo il "24ª RADURO INTERNAZIONALE INVERNALE PINGUINOS".

(II)
Raga, che roba!
Parcheggio organizzato con decine di addetti che ti fanno posteggiare,il tempo di iscriverti al raduno, e quando ti rimetti in sella si fiondano a trascinarti fuori dalla terra e a rimetterti in carreggiata per entrare.
Essere al Pinguinos vuol dire entrare in una pineta della quale, in ogni direzione, non si vede la fine! Il viale centrale ti porta dinanzi a una struttura anni '30, gigantesca e semi abbandonata, presumibilmente una colonia per ragazzi con un'architettura sicuramente di retaggio del periodo dittatoriale.
Ci si inoltra un po' tra i pini e di spazio ce n'è parecchio, almeno per ora... Ok, foto di rito e via a montare il campo.
A fine lavori, il decano stupisce tutti estraendo dal taschino un bottiglione di Berlucchi per celebrare più che degnamente l'arrivo alla meta. Durata della boccia: 4 minuti netti.
Si va quindi al pascolo, per prendere confidenza del...no! fermi tutti. C'è da andare a comprare la legna.
Comperare? Ah!Ah! Al Pinguinos LA REGALANO! Oh Dio, quello che rimane della camionata della mattina, cannibalizzato da chi è arrivato prima di noi, non è un gran che. Ci accontentiamo quindi di qualche ciocco.
Intanto conosciamo un biker che se l'è sciroppata da solo da Gorizia, e a Gorizia, il giorno dopo, se ne ritornerà (mica cazzi!). Resterà in compagnia per un gg circa.(ma come si chiamava?)
Il Fede intanto è in contatto cellulonico con Francesco e Ivan, due gagliardi in Guzzi che, sbarcati a Barcellona, ci raggiungono testé al Pinguinos. Eccoli, sono arrivati! Ma... come mai France ha la borsa laterale schiacciata e graffiata? Come mai il faro è distrutto? Dov'è la semicarena? Come mai France è tutto sporco di terra e sbianca di dolore ad ogni passo? Che sia caduto? Si, ma, raddrizzata la forcella a testate, giunge stoicamente a destinazione.
France e Ivan sono ancora più veloci di noi nell'accamparsi (e più attrezzati). Ora il gruppo è completo. Si parte all'esplorazione del campo.

(III)
Attorno alla casa (chiamiamola così.. una cosa di metri 100x30x5 piani) sono presenti: il chiosco (chiosco? Sembra uno stand della fiera campionaria) di Motociclismo, ed un secondo chiosco sala giochi dove, gratuitamente, si sale su una specie di simulatore di guida moto per una sfida a coppie (vero Fede? :-)). All'interno della casa si trova il deposito dei caschi, anche lui gratuito, e gli uffici dell'organizzazione dove lasciamo le schede per l'estrazione di una moto (che vinceremo sicuramente!).
Al primo e secondo piano cessi e lavabi x maschi e femmine, e docce calde x le femmine. Tutto sempre a gratis!! Mitico!
Sull'altro lato della casa si sviluppa l'area degli stand dove, tra gli altri, c'è quello, udite udite, dove erogano alternativamente A GRATIS, il Brodo Pinguinero, dicasi brodo vegetale riscaldato col plutonio (si prende infatti più per le mani che per la gola) e caffè lungo, corretto brandy. Ripeto : A GRATIS. O meglio, chi vuole può lasciare un'offerta per il disastro dell'Asia e, ovviamente, le offerte fioccano.
Gli altri stand sono quelli canonici di gadget, abbigliamento motociclistico, birra, salsicce, più due megastand discoteca RISCALDATI. Il transito, quando la musica è spenta, si effettua x scaldare le ossa.
Gli stand sono il contorno dell'area dove il pubblico assisterà agli spettacoli che il raduno offre di sera: Gruppi rock e roccabilly (e ballerine brasiliane la sera successiva...eheheh) si alternano sul discreto palco.
Si riprende il pascolo tra i vialetti e le tende che man mano aumentano di numero. Camminare è facile e piacevole: no neve, no fango, no salite, no discese. Cammina che ti cammina, ci ritroviamo all'ingresso.
La scena è apocalittica: moto che entrano ed escono in continuazione, il parcheggio temporaneo - quello prescrizione - sembra l'uscita del Mugello a fine MotoGP. Sulla strada che porta al raduno c'è una coda infinita di moto. Eppure, in questo bailamme, le cose funzionano. Ci sono decine di addetti, le moto entrano e parcheggiano, la gente si iscrive (15 euri), risale in moto ed entra. E la coda avanza. I nostri complimenti all'organizzazione!
Chi vuole, France e Ivan x esempio, può partecipare ad un giro mototuristico per Valladolid dove viene OFFERTO l'aperitivo.

- Una parentesi meteorologica. Di solito al Pinguinos fa caldo. Le foto delle edizioni precedenti mostrano bikers in maglietta, sotto un cielo azzurro in cui spicca un caldo e luminoso sole. Quest'anno, che culo, il freddo è eccezionale. Quindi non appare strano vedere arrivare ragazzotti su moto iper sportive con fanciulle a bordo vestite di jeans, calzini corti e scarpe da ginnastica. Perfettamente ibernate.
Vengono sollevate di peso dalla moto e poste a scongelare davanti al fuoco.

(IV)
Si fa sera. France e Ivan riescono a recuperare un ceppo di legno della dimensione di un Ape Piaggio.
Si mangia, si beve, si pascola e si cazzeggia davanti al fogolar con il gusto che solo i motoraduni possono trasmettere.
In termini di baccano non pensate al Pinguinos come all'Elefantentreffen. Al posto dei motori a scarico aperto montati sui pianali e costantemente in fuorigiri, si sentono sporadiche sgasate di varie cbr e gsxr a scarichi chiusi. Ai razzi a uranio impoverito sparati ad alzo zero, trovano posto più innocui petarduccoli. Insomma: che pace....tutti a nanna.
Ed è adesso che Tommy pretende e ottiene l'appellativo di "betoniera" (Beton per gli amici). Il diavolo infatti si sveglia con una fastidiosa otite con complicanze di acufeni sul solo lato destro: il lato dove Tommy russa come neanche Franco "Cesira" è mai riuscito a fare.
Alla mattina la levata è nettamente più umida, e quindi più dolorosa, di quelle dell'Elefante. Fortunatamente il decano ha già acceso il fuoco. Ad uno ad uno ci fiondiamo verso le fiamme per riprenderci dei 3 metri percorsi fuori dalla tenda.
Oltre ai bagni dentro la casa, c'è anche tutta una serie di bagni chimici fuori, puliti più volte al giorno, che ci vedono protagonisti.
Si riprende quindi la "dura vita" del motoraduno: si pascola, si beve o caffè o brodo pinguinero, si cazzeggia attorno al fogolar.
In uno stand adibito a bar/ristoro dietro la casa, stanno preparando la Paella: una padella di un metro per quattro piena di ogni ben di dio. Tutt'attorno incrociano varie decine di persone con malcelato e famelico interesse. Alle due la pappa è pronta: cinque euro per un piatto di paella superlativa e cioccone di pane!
Arrivano altri due bilici di legna. Scatta la carica dei seicento di Balaklava. Dopo un frenetico "arraffa!arraffa!" il nostro campo sembra una piccola Amazzonia, e guardiamo con contenuta ferocia tutti i passanti che ci invidiano il nostro Monte Bianco di legna. Ma si sa, nessuno dei presenti ha il cuore di pietra. I cumuli di legna scaricati si vaporizzano in pochi minuti e, i bikers giunti più tardi, passano a chiedere gentilmente due legnetti x scaldarsi. Va a finire che il nostro bottino viene stemperato pesantemente su altri fuochi. Ed è giusto così.
E' sabato sera. Si compone la fila di migliaia (dico sul serio) di persone che, come alla mensa dei Francescani, attendono il loro turno per ricevere, A GRATIS, la cena pinguinera. Menù a base di: zuppa di fagioli patate cipolle e maiale (leggera, vero?) servita in una una brocca di coccio fregiata "Pinguinos 2005", , cioccone di pane e bicchiere di ottimo vino rosato. Che goduria! (Brocca che raggiungerà Milano tre giorni dopo, miracolosamente intatta).
Le persone addette al servizio sembrano sotto anfetamine. Ogni pasto viene fornito in circa tre secondi. Le file avanzano a velocità mostruosa!
In due ore VENTUNMILA persone riempiono la ventrazza. Eh si amici, tante sono state le iscrizioni al Pinguinos 2005!
Bene, panza piena, ancora un po' di cazzeggio al fogolar con alcuni spagnoli con i quali si fraternizza parecchio (vero France? :-))
Alle 23 scatta il balletto brasileiro in piazza. Tre pezzi di f... in costume incantano per un bel po' i presenti. Pensando di metterli in imbarazzo, le ballerine precettano tra il pubblico tre motociclisti che, denudati dalla vita in su (-4 gradi) stupiscono invece per l'assenza di goffaggine (più o meno).
Bene, si attende per le 24 come vecchi laidi lo spettacolo di Lap Dance (hanno già montato il palo). Sale uno speaker che annuncia lo spostamento dello spettacolo di un'ora. "Mavaff...", beh aspettiamo un po' "...azz' che sonno"....YAAAWNN..."raga, domani si sbaracca"..."fanculo la lap dance. Tutti in branda". E cosi sia.

(V)
Mattina. Ore 8: non ho due borse sotto gli occhi,ho due Samsonite! Betoniera non ha concesso tregua. Ma mi vendicherò (vero, Beton? :-)). Vestizione e fiondata al fuoco (grazie Giuse!). Si comincia a sbaraccare.
Nell'accampamento accanto al nostro giace al suolo un tizio sicuramente morto. Tuttavia, da come lo guardano i tenutari del campo, esso non appartiene al loro gruppo ne, probabilmente, è morto. Gli stessi hanno acceso un fuocherello vicino ai suoi piedi.
Vestito solo di jeans, stivali, maglietta e giacchino di pelle aperto, giace supino al suolo con la bocca aperta e discretamente piena di terra. Valuto se è il caso di avvicinarmi per verificare se chiamare i soccorsi o un prete, quando i ragazzi del campo lo afferrano per le ascelle e cercano di raddrizzarlo.
Sulle gambe ci sta', ma la posizione non è quella eretta. Resta piegato in due come una ricevuta del ristorante.
Lo mettono a sedere davanti al fuoco. In pochi minuti il "viola nécrosi" che lo adorna vira ad un più gradevole "bianco cadavere". Forse ce la fa....Sputacchia un po' di terra, solleva un po' le palpebre e, guidato più dall'istinto che dalla vista, tende le mani verso il fuoco cercando di ridare un po' di vita a quei suoi arti ormai inutili.
Non si sa da quanto fosse li, forse parecchie ore, ma è dura pensare che non si sia preso, come minimo, una polmonite.
Sicuramente deve aver provato/bevuto cose che voi umani non potete ecc.ecc.
Le moto sono quasi pronte. France e Ivan sono partiti già da due ore, seguendo la via di San Sebastian.
Noi si opta invece per la via di Saragoza-Barcellona pensando che, andando verso il mare, il tempo sia più clemente. Si...Marameo....
Tutto pronto? Si! Allora ci concediamo l'ultimo piacevole REGALO del Pinguinos: la colazione Pinguinera. Giuse e Beton (Tommy) recuperano quattro vassoi ognuno dei quali contiene: un uovo al tegamino, due fette di pancetta fritta, tre savoiardi, una confezione di marmellata, un bicchierone di caffellatte. Grazie Pinguinos.
Si esce dal campo, molto soddisfatti, parecchio sporchi, poco inclini - ma obbligati - ad avviare la fase finale dell'avventura.
Si raggiunge la statale. La temperatura è sotto lo zero. I campi, gli alberi, i cespugli, non sono spruzzati di brina: sono totalmente e perfettamente bianchi. Grazie al cielo l'asfalto è ok. Intanto per un problema elettrico la luce posteriore della moto del Giuse termina le trasmissioni. Resterà cosi fino a Milano.
La protezione aerodinamica del mio mezzo è la peggiore delle quattro. Risultato: in pochi minuti la visiera si copre di uno strato di ghiaccio che non si toglie neanche con le granate. Ci si ferma spesso, un po' per scongelare il casco, un po' per scaldare le viscere.
Lungo la strada vediamo harleysti con casco jet (senza visiera) e sottocasco in cotone. Probabilmente tester di nuove tecniche di ricostruzione plastica Maxillo-facciale...
Vediamo ottuagenari in sidecar con giacchettino anni '70 ed elmetto (non casco) 15-18 alle prese con fastidiose forature...
Vediamo moto da sparo passarci più volte (sempre gli stessi) e più volte fermi abbracciati al motore per provare a ricordare il significato della parola "caldo"...
Si imbocca l'autostrada e la si lascia per una scorciatoia statale. Percorriamo un lungo altipiano dove comincia a farci compagnia una nebbia che non ci lascerà più fino Saragoza. Poche auto in giro.
Si riimbocca l'autostrada e si arriva, dopo 500 km totali di ghiaccio e nebbia, a Saragoza. Al casello un gruppo di motociclisti spagnoli ci accompagna ad un Holiday Inn in periferia. Quello che normalmente viene considerato un accomodamento di livello commerciale, ci pare lusso sfrenato. Pappa in un baretto e meritata nanna. E Beton colpisce ancora.... ma il Diavolo si vendica.
Ore 9. Si riparte. Da Saragoza puntiamo verso il mare, non prima di 5 minuti stile ottovolante sulle rotonde per l'imbocco dell'autostrada giusta. E va bene, ho toppato un paio di svolte. Che diamine...sono UN PO' stonato...ho dormito con Beton!
Ancora freddo, ancora nebbia. Ormai si rinuncia al sole e al caldo della Francia. Si prosegue. Ma la fortuna aiuta i sagaci (sagaci, giusto?) e ad una cinquantina di km il sole inizia a sgomitare. Sulla tangenziale di Barcellona è il sole. Non caldissimo, ma posso smontare dal parafango la pinna di tek installata per tagliare la nebbia. Ad una sosta Fede trova un po' (qualche litro) d'olio sulle pinze anteriori. I paraoli delle forcelle. Poco male. Giuse estrae una sua maglietta, due rasoiate del diavolo alla stessa, quattro nodi, un po' di scotch e la riparazione è fatta.
Si prosegue quindi a muso duro fino a 20 km dopo Marsiglia, coprendo cosi la tappa più lunga del tour: 812 km.
Veniamo a sapere via cell. che France e Ivan hanno raggiunto Milano (due giorni secchi). Anche perché dopo poche ore di viaggio hanno trovato venti gradi fissi. Noi, che siamo furbi, abbiamo invece scelto la rotta degli orsi polari. Vabbè...
Una pizza decente ed un sorso di JD nel corridoio dell'albergo. Sulle facce di tutti è dipinta la stanchezza (e vorrei vedere) del viaggio. Giuse, non sapendo dove adagiare la carcassa, frana sul pavimento.
Ultimo giorno. "Oh Diavolo! Destati che l'è venti alle otto!" urla Beton dopo che nella notte ha segato una foresta di conifere. Beh, mi alzo. Colazione. Si risale e...si scopre che aveva visto male l'ora! Erano venti alle sette, cazzo!! Un ora prima, stracazzo!!!! L'insulto finale!
Partiamo alle 8.30 da 100 km da Nizza. Saluto con Tommy a Varazze e alle 15.15 apro la porta di casa.

Da quando sono tornato non ho notizie né di Fede né di Giuse né di Tommy, ma presumo siano ancora vivi. Per quanto mi riguarda sono rimasto stonato duro un paio di giorni.

I km sono stati veramente tanti, come tanto è stato il freddo, nebbia e ghiaccio. Ma il Pinguinos, una volta nella vita, deve essere fatto.

E noi s'è fatto!

Diavolo



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