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Come tutti quelli che ci sono andati,anche noi
sentiamo la necessità di dire la nostra sul raduno più Incredibile al quale abbiamo mai partecipato. Stiamo
parlando ovviamente dell’ELEFANTENTREFFEN edizione 2000.So già quello che state pensando: ecco qua altri tre
esauriti che ci raccontano le stesse cose che raccontano tutti. Ma la nostra intenzione è quella di esternare le
nostre sensazioni, emozioni, sentimenti e paure. E comunque sentire la classica “altra campana”
non fa mai male e raccogliere tra le righe consigli può sempre tornare
utile, soprattutto a chi si accinge a parteciparvi per la prima volta.
Come lo è stato per noi. Infatti abbiamo visitato tutti i siti internet
possibile per raccogliere informazioni, consigli e quant’altro. L’ELEFANTENTREFFEN edizione 2000 si è tenuto nei
giorni 28-29-30 Gennaio e noi ci siamo presi quattro giorni di tempo per
andare, sostare e ritornare. Ecco di seguito un
resoconto di quattro giorni fuori dal tempo, fuori dal mondo e
soprattutto fuori di testa.
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GIOVEDÌ’ 27 Gennaio (partenza)
Appuntamento sotto casa
mia dalle parti di viale Certosa a Milano. Presenti al pezzo (e in ordine
alfabetico): Andrea “il grossi”
Grossi e la sua YAMAHA TDM 850, Fabio “el pibe” Selmin (colui che
scrive) e la sua HONDA VFR 750 e Roberto “contessa” Crisafulli e la
sua BMW 850 RT. La giornata si presentava
buona con un timido sole che cercava di bucare un cielo invernale piombo.
Comunque non ci siamo fatti ingannare ed eravamo tutti ben coperti. Io ad
esempio ero più vicino all’ immagine dell’omino Michelin che ad un
essere umano. Infatti indossavo: indumenti intimi termici svedesi, un
lupetto felpato, una camicia di velluto pesante, un maglione di lana
scozzese, una salopette da sci in piumino, sovrapantaloni imbottiti della
Dainese, tubolare e calzini in goretex, un piumino senza maniche, giacca
invernale Morgan della SPIDI, guanti in goretex della Dainese, stivali
Alpinestar modello Sunvalley paramani della Ufo Plast e vi posso giurare
che sfavorire l’ agilità da felino per non sentire freddo ne valeva la
pena. Anche Andrea e Roberto avevano adottato l’ abbigliamento a cipolla
simile. Il carico delle moto consisteva in un cambio per le tappe
intermedie , sacchi a pelo, materassini in gomma piuma o in espanso, tenda
paletta del Big Jim per spalare la neve, materassini gonfiabili. Niente di
straordinario da segnalare durante il tragitto fino a quando arrivammo
all’ autogrill di Affi per pranzo, dove incontrammo i primi motociclisti
diretti alla nostra stessa destinazione. Venivano dal Piemonte, ma quello
che più ci stupì fu un ragazzo che arrivava da Palermo DA SOLO e avrebbe
proseguito sempre da solo. Scambi di impressioni, consigli e di auguri.
Arrivati al Brennero nel primo pomeriggio e al momento di pagare il
pedaggio Roberto, in preda ad un raptus di masochismo irrefrenabile,
chiese al casellante la temperatura. Questi senza battere ciglio rispose
“meno zei”. Sopprimemmo qualsiasi istinto omicida e imprecazioni poco
religiose e ci tuffammo a capofitto nella discesa nel Tirolo. La
sensazione che c’era una temperatura di gran lunga più bassa del meno
zei era molto forte, ma la bellezza del paesaggio che stavamo
attraversando e la preoccupazione di trovare ghiaccio nei tratti di strada
in ombra non facevano avvertire il freddo. Il tratto di strada percorso
nel Tirolo innevato è stato uno dei più emozionanti che abbia mai visto,
una sensazione difficile da esprimere a parole. E’ da provare. Le soste
per i rifornimento di benzina erano viste come oasi del deserto. Io avevo
problemi di freddo ai piedi e il Grossi alle mani .Il nostro obiettivo per
la prima tappa era di arrivare a Monaco di Baviera. Ci arrivammo verso le sei
di sera dopo quasi dieci ore di moto ininterrotte, il freddo accumulato
durante la giornata, non più frenato dal sole calato ormai da tempo,
cominciava a farsi sentire e aveva iniziato a piovere. Gli ultimi
chilometri furono quasi un incubo. Arrivammo comunque a Monaco ancora
integri psichicamente. Alloggiammo al Mirabell hotel in Goethestrasse,
un accogliente albergo a due stelle a 5 minuti a piedi dal centro.Monaco
è già di per sé una città affascinante, ma vista con la neve e senza
il casino dell’ Oktoberfest acquista
ancora maggior fascino. Dopo una doccia calda ristoratrice una altrettanto
ristoratrice cena in un ristorante tipico bavarese. E finalmente
l’accogliente letto con un caldo piumino.
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VENERDÌ’ 28 Gennaio
Dopo una abbondante
colazione e la lunga cerimonia di vestizione eccoci ancora in sella ai
nostri fidi destrieri. Dopo esserci districati nel traffico cittadino e
benedetto la ventola di raffreddamento che sparava aria calda nelle parti
basse (regolarmente odiata d’ estate), imbocchiamo l’autostrada
direzione est. Finalmente si cominciavano a vedere sempre più
motociclisti per strada da soli o in comitive più o meno grosse, a due o
a tre ruote.Il cielo era limpido e c’era un sole splendente, ma si
avvertiva che la temperatura era abbondantemente sotto lo zero. Guidare
nella pianura bavarese completamente immersi in un bianco abbagliante si
aveva l’ impressione di viaggiare su una riga nera tracciata su un
candido foglio bianco. Più ci si avvicinava alla metà
e più la paura di cadute e di intoppi vari lasciava il posto ad
una irrefrenabile euforia.. Pranzo a base di Gulaschsuppe bella calda ad
un autogrill tedesco. Prima visione di mezzi improponibili tipo CBR 600
senza carena ma con paragambe modello Garelli Flex del 1970, moto da
enduro equipaggiate con taniche da 5 litri tagliate a metà ed usate come
paramani e parapiedi; anteprima di quello che avremmo visto in seguito. Di nuovo in sella
accompagnate del sole e dalle parole di motociclista italiano che
all’autogrill mi aveva detto “L’anno scorso con la tua moto non
saresti arrivato qui”, ci avvicinavamo sempre più alla meta. Sempre più
moto, sempre più pazzi. Strade rassicuranti e pulitissime comprese quelle
di minore importanza, ai
lati delle quali la neve raggiungeva tranquillamente il metro e
oltre. Non fu difficile arrivare
al campo: segnalazioni e un fiume di moto convergevano tutte verso un
unico punto come attratte da una forza misteriosa. Arriviamo alle due del
pomeriggio. Parcheggiamo la moto fuori
dal campo su una strada chiusa appositamente al traffico, pulita e con
personale dell’ organizzazione a sorvegliare le moto 24 ore su 24.Foto
di rito, scarico e trasporto pietoso dei bagagli fino alla reception per
la doverosa iscrizione e la tanto agognata medaglietta, altra foto di
rito. Entrata nel campo, sensazione di assaporare chissà quale vittoria,
bestemmie per la difficoltà di movimento a causa del ghiaccio, del carico
destabilizzante ed evitare pazzi che scorrazzano con le moto nei
sentierini ghiacciati. Consiglio di guerra per la ricerca di un posto
tattico dove piantare la tenda. Localizzazione e raggiungimento del luogo
tra moto, accampamenti e tende veramente improponibili. Ci riproponiamo di
approfondire più tardi tali visioni .Presa di posizione del nostro pezzo
di terreno innevato con conseguente opera di bonifica della neve da
operare con l’ apposita paletta del Big Jim. Riuscimmo facilmente a
procurarci delle pale più appropriate e dopo due ore di lavoro e di
piacevole sudore la tenda era operativa. Nel frattempo facemmo la
conoscenza con dei ragazzi francesi che si sistemarono appena sotto di noi
e con dei ragazzini tedeschi situati proprio davanti alla nostra tenda.
Quando finimmo il lavoro e cominciammo a guardarci intorno il sole stava
tramontando e sembrava di stare in un villaggio preistorico con i fuochi
davanti alle caverne. C’erano fuochi ovunque, per i sentieri gente che
trainava legna e paglia .Decidemmo di fare un giro per il campo, dopo aver
provveduto a cercare di scaldare la tenda con una lampada a gas. Visioni
di moto incredibili, di gente incredibile e di accampamenti incredibili.
Tepee stile indiano con dentro stufe a legna che andavano a manetta e
piene di fumo (da Genova), uno spiazzo enorme completamente pulito dalla
neve con la quale gli occupanti costruirono una recinzione, panchine ed un
ingresso con tanto di una vera testa di mucca all’ entrata, pane
formaggio e vino in abbondanza (da Udine) e che più ne ha ne metta. Dopo
aver girovagato per due ore in questo mondo stile interceptor il guerriero
della strada andammo a cercare qualcosa da mangiare e nel frattempo
comperai un paio di calzerotti di lana per il ritorno. Dopo aver mangiato vagammo
ancora un po’ per il campo, ci imbattemmo in una moto equipaggiata con
un termometro inchiodato sui –14.Annichiliti da questa visione ci
avviammo alla tenda convinti di passare la notte in un figorifero. Ma
contrariamente alle nostre più nefaste previsioni ci trovammo ben presto
a dormire tranquillamente in mutande e maglietta. Indubbiamente ha
influito parecchio il fatto di avere lasciato acceso la lampada a gas per
parecchio tempo in più
c’eravamo attrezzati adeguatamente per il freddo : chi con il sacco a
pelo di piumino e chi creando isolamento utilizzando i materassini in
gomma con in mezzo il materassino ad aria e due sacchi a pelo estivi e i
vestiti pesanti tra i due sacchi a pelo. Durante la notte comunque ha
nevicato segno tangibile che la temperatura era aumentata.
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SABATO 29 Gennaio
Siccome abbiamo montato la
tenda leggermente in discesa il mattino ci ha trovati schiacciati contro
una parete della tenda. Ci siamo divincolati in mezzo a tutto quello che
c’era in tenda e abbiamo iniziato il solito tragicomico rituale della
vestizione seguita da una colazione volante ad
un baracchino del campo. Smontaggio della tenda sotto pesanti
critiche da parte di un tedesco perché ci fermammo solo una notte, quindi
non degni della sua considerazione. Trasporto del carico alle moto con le
solite imprecazioni dovute al terreno reso ancora più impraticabile dalla
pioggia che aveva cominciato a cadere e ci siamo rimessi in marcia con
l’intenzione di fermarci appena dopo il confine italiano. Ci fermammo
ancora presso l’ autogrill tedesco dell’andata dove a pranzo facemmo
conoscenza con un ragazzo di Milano da solo con una Vertemati con una
serbatoio più piccolo delle mie tasche e sulle spalle una tanica più
grossa del mio Givi da 42 litri per non fermarsi spesso a causa della
scarsa autonomia della sua moto. Viaggiammo tutto il tempo sotto una
pioggia insistente fino a quando si trasformò in neve nei pressi di
Innsbruck. Decidemmo quindi di
fermarci nella splendida tirolese per non affrontare il Brennero con il
buio e con la neve che ormai cadeva in modo impressionante. Pernottammo in
un albergo vicino al centro e mangiammo un ristorante molto carino vicino
al famosissimo Tetto d’oro. Presso questo albergo alloggiarono anche
alcuni motociclisti di Modena (2 Harley, un BMW , e una Varadero).
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DOMENICA 30 Gennaio
Risveglio sotto una
mitragliata da parte di una delle due Harley che stentava a partire.
Finalmente dopo svariati tentativi la recidiva moto decideva di partire e noi a tirarci giù dal letto. Partenza ancora sotto il brutto tempo e sul
Brennero incontrammo ancora la neve, ma fortunatamente le strade erano
pulitissime. Al casello del Brennero incontrammo la Harley che nel
frattempo aveva deciso di scendere in sciopero lasciando il suo pilota
sotto la neve. Superando Bolzano e avvicinandoci a Trento il tempo è
sensibilmente migliorato permettendo a me e a Roberto di togliere il
fastidiosissimo paramani. Da qui fino a Milano è stata una passeggiata.
Finisce qui il racconto.
Forse sono stato un po’ prolisso e molte cose sono state tralasciate.
Spero di tornarci ancora e
spero che ci sia una rappresentanza del Wolfbyke più consistente.
(Testo
e foto Fabio el pibe)
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